Il “riccio istintuale”
Oggi parleremo ancora di “ricci”. Nel numero precedente ci eravamo occupati del “riccio del soggettivismo”, in questo analizzeremo il “riccio istintuale”.
Il segno si manifesta attraverso un prolungamento verso il basso di una lettera che non lo prevede. Il tratto invade “abusivamente” la zona sottostante il corpo delle lettere, quella dell’inconscio, dell’istinto e delle pulsioni. Chi presenta questo segno fa fatica a controllare le proprie spinte emotive, non ha né senso critico né senso della misura e si lascia guidare dall’irrazionalità. Non è obiettivo nelle sue valutazioni. Il rapporto con la realtà risulta di conseguenza insoddisfacente e questo provoca nervosismo, irritabilità e forti sbalzi di umore. Alla base c’è quasi sempre un notevole disagio interiore legato alla sfera affettiva, sessuale o economica. Se il “riccio” è all’inizio della parola significa che chi scrive è insicuro nel relazionarsi con gli altri e affronta il futuro con paura. Ha però bisogno di raggiungere una certa stabilità sia economica che affettiva. Diventa così molto parsimonioso nella gestione del denaro e cerca in tutti i modi di conquistarsi l’affetto degli altri.Il “riccio” che si trova a metà della parola evidenzia la fatica che il soggetto fa per affrontare la vita di relazione e la stanchezza che ciò provoca in lui, al punto che ha bisogno di fermarsi per ricaricarsi. Quando invece il “riccio” è al termine della parola significa che la persona non riesce a finalizzare l’energia in senso positivo e finisce per rivolgerla contro se stesso. Ne deriva una valutazione sempre più negativa di se stesso che può arrivare all’autosvalutazione totale e portarlo a forme di autoaggressività molto difficili da contenere. Abbiamo analizzato così un segno molto interessante, ma non lo è di meno il prossimo: il “riccio della mitomania”.
