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Una ricchezza più giusta

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Lunedì, 31 Maggio 2010

L'economia è pesantemente sbilanciata. I servizi finanziari sono pompati al massimo, l'industria si è ridimensionata. Tutti gli amministratori delegati con cui ho parlato negli ultimi anni hanno espresso una preoccupazione crescente per il fatto che i mercati finanziari non danno importanza ad alcuni valori che sono fondamentali per l'impresa: la ricerca, l'innovazione, la motivazione delle persone, l'attenzione al marchio, la fidelizzazione, la fiducia dei consumatori, l'indipendenza. Quello che conta per i mercati sono invece le acquisizioni, anche se tante vanno a finire male. C'è uno scetticismo anche per come gli esorbitanti stipendi della City siano diventati il riferimento per le pretese dei dirigenti, contro ogni logica di equità interna. Il mondo delle imprese non condivide l'ideologia dei mercati finanziari per cui lo stato fa sempre danni proprio perché è nella sua natura di stato, mentre il mercato non fa un errore. Gli amministratori delegati seri sanno bene che lo stato deve avere un ruolo cruciale nel finanziare la ricerca, l'istruzione, la formazione e le infrastrutture, e che deve essere flessibile e intelligente. Ma perché il cambiamento avvenga c'è bisogno di una guida politica. (...) L'ideologia e i meccanismi perversi dei mercati finanziari possono essere messi in dubbio e riformati, ed è il momento di battersi per politiche che rilancino una produzione della ricchezza meno artificiale e più giusta.

Will Hutton, The Observer, 14 settembre 2008

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