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Terziario: per farlo crescere, dobbiamo studiare

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Martedì, 13 Luglio 2021
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Mai come ora l’economia terziaria è poco compresa nel nostro Paese, ricondotta agli esercizi commerciali additati come fonti di contagio e azzerati dalle chiusure perché “non essenziali”. In tutti i Paesi sviluppati, e anche il nostro non fa eccezione, il terziario rappresenta circa il 75% del valore aggiunto nazionale; in Italia, anche sottraendo Pubblica Amministrazione e settore immobiliare, i settori dei servizi raggiungono quasi il 50%.

Finanza, informatica e comunicazioni, turismo, servizi alle imprese e ai privati, commercio al dettaglio e all’ingrosso, trasporti, ristorazione e turismo, salute ed educazione sono certamente settori eterogenei, con logiche, dinamiche e trend diversi e non omologabili, ma da essi dipendono in larga parte la crescita economica e il reddito di milioni di lavoratori (il terziario copre settori a forte intensità di lavoro, in genere maggiore che nella manifattura). Nel momento in cui sembra possibile ripartire non possiamo permetterci di ritornare alla situazione precedente. Le leve straordinarie di deficit e debito pubblico, attivate per contrastare il crollo reddituale e sociale, non possono essere azionate con regolarità, mentre gli shock di varia natura potranno ripresentarsi: nel giro di poco più di un decennio è già accaduto tre volte.

Occorre perciò analizzare le cause di debolezza dei settori in cui il valore aggiunto per addetto non è cresciuto o è addirittura diminuita nell’arco di 10 anni: salute e ospitalità -2%, trasporti e servizi alle imprese -1%, educazione e intrattenimento -0,5% sono i trend in discesa per anno, da confrontare con la crescita dei settori finanziari, informatici e distributivi. Progettare misure a sostegno della ripartenza ignorando questi dati significa perpetuare uno stato di debolezza che non ci possiamo permettere. Dobbiamo sostenere le aziende capaci di innovare e crescere, di aggregarsi se necessario, di aumentare la presenza nei segmenti a maggior valore aggiunto, di attirare lavoratori con alte professionalità, pagandoli adeguatamente. Non siamo un Paese low cost, non possiamo permettercelo. Le aziende irrimediabilmente compromesse dalla crisi devono uscire dal mercato, salvaguardandone i lavoratori e aiutandoli a ricollocarsi.

Gli sconti contributivi, le riduzioni del costo del lavoro non devono servire per mantenere sott’acqua le situazioni di crisi, destinate a riemergere finiti gli sgravi, ma favorire le imprese redditizie. Eliminare l’Irap può andare in questa direzione, concedere crediti d’imposta sui redditi d’impresa può accelerare la ripartenza di chi ha le risorse e la forza per ritornare in utile. Ma occorre appunto analizzare più in profondità, conoscere meglio i settori terziari. Manageritalia avvia perciò un Osservatorio economico sul terziario, guidato dall’economista Emilio Rossi, in collaborazione con Oxford Economics e Bcf Local Economies. La prima uscita sarà principalmente dedicata all’impatto della pandemia Covid-19, ma contiamo di creare una nuova fonte di informazioni e approfondimento, a disposizione di esperti, decisori e di chi in generale desidera comprendere meglio l’economia italiana. Se è l’alba di un mondo nuovo non accontentiamoci dei primi raggi di sole.

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Anno XVI n 10 ottobre 2021
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