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Terziario: passiamo all'azione!

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Martedì, 13 Luglio 2021
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Come annunciato, Manageritalia ha pubblicato il primo report dell’Osservatorio economico sul terziario. Lo studio conferma la necessità di analizzare in modo rigoroso e approfondito il macrosettore che rappresenta circa il 75% del valore aggiunto nazionale, determinando di fatto gran parte della crescita del nostro Paese. Qui vorrei riprendere un paio di dati tra i tanti, perché meritano una riflessione approfondita: 9,8% è la quota (2019) di esportazioni di servizi sul totale in Italia, in Francia, Germania e Spagna è intorno al 15%. Nonostante la rilevanza del turismo estero nel nostro Paese, accusiamo un forte ritardo e la crescita è inferiore a quella dei Paesi citati. In particolare, nell’export dei settori finanza e servizi professionali, ambiti facilitati dalla digitalizzazione e molto dinamici anche in Europa, siamo sotto il 4% di incremento annuo.

Ho scelto questo dato per sottolineare la necessità di guardare alla crescita dove questa si realizza più rapidamente nel mondo, e non solo nei settori in cui siamo già forti ed è più difficile migliorare ulteriormente le nostre performance. Per crescere nell’export di servizi occorrono visione, investimenti, crescita dimensionale e delle competenze, management internazionale e anche maggiore attenzione nella destinazione di risorse pubbliche.

Nel Pnrr quanto è destinato a questi capitoli, che pure riguardano da vicino la transizione ecologica e digitale? Meno 13,3% è il calo cumulato dell’occupazione da inizio pandemia nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione, seguono arti e intrattenimento (-8%), trasporti e magazzinaggio (-7,5%), commercio all’ingrosso e al dettaglio (-6,6%). La manifattura (-3,4%) e le costruzioni (-1,1%) hanno dati migliori. Se guardiamo alle diminuzioni di valore aggiunto sono sempre i settori dei servizi a segnare le cadute più profonde: alloggio e ristorazione (-66,8%), trasporti e magazzinaggio (-33,3%), arti e intrattenimento (-25%), commercio all’ingrosso e al dettaglio (-19,7%); inferiori le perdite della manifattura (-17,9%) e delle costruzioni (-11,5%).

Da questi dati dovremmo trarre indicazioni sulle tutele contrattuali e sugli ammortizzatori sociali, evitando di semplificare il ragionamento nel derby licenziamenti sì/no. Ma dopo la fotografia del crollo occorre iniziare a girare il film della ricostruzione. Quali imprese saranno in grado di ripartire? La ripresa avrà tempi differenti per settore, quante e quali imprese resisteranno? Da queste ipotesi devono scaturire le scelte di politiche del lavoro, orientate alla difesa dei posti con strumenti temporanei, quando l’azienda appare capace di recupero, al ricollocamento verso le imprese più solide, dove l’azienda è troppo debole per ripartire, o alla riconversione professionale, dove si manifesta un cambiamento permanente nella struttura della domanda. I numeri per leggere la realtà non mancano, c’è la volontà politica di farlo?

Come annunciato, Manageritalia ha pubblicatoil primo report dell’Osservatorio economicosul terziario. Il report conferma la necessità dianalizzare in modo rigoroso e approfondito ilmacrosettore che rappresenta circa il 75% delvalore aggiunto nazionale, determinando di fattogran parte della crescita del nostro Paese. Quivorrei riprendere un paio di dati tra i tanti, perchémeritano una riflessione approfondita.9,8% è la quota (2019) di esportazioni di servizisul totale in Italia, in Francia, Germania e Spagna èintorno al 15%. Nonostante la rilevanza del turismoestero nel nostro Paese, accusiamo un forte ritardoe la crescita è inferiore a quella dei Paesi citati. Inparticolare, nell’export dei settori finanza e serviziprofessionali, ambiti facilitati dalla digitalizzazionee molto dinamici anche in Europa, siamo sotto il4% di incremento annuo. Ho scelto questo datoper sottolineare la necessità di guardare allacrescita dove questa si realizza più rapidamentenel mondo, e non solo nei settori in cui siamo giàforti ed è più difficile migliorare ulteriormente lenostre performance. Per crescere nell’export diservizi occorrono visione, investimenti, crescitadimensionale e delle competenze, managementinternazionale e anche maggiore attenzione nelladestinazione di risorse pubbliche. Nel Pnrr quanto èdestinato a questi capitoli, che pure riguardano davicino la transizione ecologica e digitale?Meno 13,3% è il calo cumulato dell’occupazione daTERZIARIO: PASSIAMOALL’AZIONE!inizio pandemia nel settore dei servizi di alloggio eristorazione, seguono arti e intrattenimento (-8%),trasporti e magazzinaggio (-7,5%), commercioall’ingrosso e al dettaglio (-6,6%). La manifattura(-3,4%) e le costruzioni (-1,1%) hanno dati migliori.Se guardiamo alle diminuzioni di valore aggiuntosono sempre i settori dei servizi a segnare lecadute più profonde: alloggio e ristorazione(-66,8%), trasporti e magazzinaggio (-33,3%), artie intrattenimento (-25%), commercio all’ingrossoe al dettaglio (-19,7%); inferiori le perdite dellamanifattura (-17,9%) e delle costruzioni (-11,5%).Da questi dati dovremmo trarre indicazioni sulletutele contrattuali e sugli ammortizzatori sociali,evitando di semplificare il ragionamento nel derbylicenziamenti sì/no.Ma dopo la fotografia del crollo occorre iniziarea girare il film della ricostruzione. Quali impresesaranno in grado di ripartire? La ripresa avrà tempidifferenti per settore, quante e quali impreseresisteranno? Da queste ipotesi devono scaturire lescelte di politiche del lavoro, orientate alla difesa deiposti con strumenti temporanei, quando l’aziendaappare capace di recupero, al ricollocamentoverso le imprese più solide, dove l’azienda ètroppo debole per ripartire, o alla riconversioneprofessionale, dove si manifesta un cambiamentopermanente nella struttura della domanda.I numeri per leggere la realtà non mancano, c’è lavolontà politica di farlo?

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Anno XVI n 9 settembre 2021
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