BusinessPeople

L'insostenibile leggerezza dei piani

Torna a Progetto manager
Venerdì, 04 Dicembre 2020
L'insostenibile leggerezza dei piani © Getty Images

Come l’affamato invitato a un ricco banchetto, il nostro Paese è abbagliato dall’abbondanza e discute da mesi delle risorse messe a disposizione dagli interventi straordinari della Ue: Recovery Fund (in realtà Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza inserito nel Piano NextGenerationEU), Mes, Sure (di cui si parla pochissimo). La corsa a presentare progetti da includere nei Piani ha portato a estrarre dai cassetti dei Ministeri lavori già datati, a sviluppare nuove idee, ancora lontane dallo studio di fattibilità, a riorganizzare azioni in corso e progetti in cantiere.

Dopo anni di carenza la fame d’interventi è tanta, le materie e gli ambiti d’intervento non mancano, ma sapremo garantirne l’organicità? Rischiamo, inoltre, di sprecare risorse inseguendo progetti già datati. La preoccupazione maggiore però viene dalle incertezze sulla governance dei programmi e dei progetti – augurandoci che non si voglia ricorrere a centinaia di Commissari straordinari – e soprattutto dall’assenza di piani su reperimento e organizzazione delle competenze necessarie. Serviranno migliaia di manager e di tecnici per garantire la progettazione esecutiva e la realizzazione di interventi così ampi e profondi. Senza dimenticare che alcuni settori dell’amministrazione dovranno essere profondamente riformati e potenziati.

Pur immaginando un ampio ricorso ad appalti ed esternalizzazioni, chi sarà in grado di scrivere i capitolati, controllare gli avanzamenti e i risultati, garantire il coordinamento tra i diversi progetti, che si sovrapporranno in molti ambiti? Richiede un lavoro più organico e articolato, ma perché i fondi siano ben indirizzati e amministrati occorre potenziare le strutture pubbliche dedicate alla loro gestione: società in house e agenzie regionali posso rappresentare un braccio operativo importante, ma le procedure di selezione e assunzione devono essere trasparenti, rapide, mirate, sottratte alle logiche e ai contenziosi tipici dei mega-concorsi pubblici. Da più parti si reclama poi una revisione del Codice degli Appalti: senz’altro necessaria, ma inserendo contemporaneamente le necessarie competenze tecnico-gestionali nelle stazioni appaltanti.

Occorre poi potenziare le partnership con le organizzazioni professionali e di rappresentanza, per attingere in modo organico alle tante competenze disponibili. Senza dimenticare la dimensione territoriale: le Regioni, già in affanno per l’emergenza sanitaria, dove troveranno le risorse umane per gestire l’attuazione dei progetti? E le profonde differenze – dimensionali o di capacità amministrativa – come potranno essere colmate prima che divengano un problema insormontabile? Con quali regole il Governo centrale potrà esercitare deleghe o poteri sostitutivi, non avendo affrontato e risolto il tema dell’autonomia differenziata? Ci avviamo così al banchetto delle risorse europee con una leggerezza incolpevole, candidandoci all’indigestione e alla lavanda gastrica.

POST SUCCESSIVO
LA RIVISTA
Anno XIV n 5 maggio 2021
Copyright © 2021 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media