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I luoghi del lavoro futuro

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Mercoledì, 03 Novembre 2021
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In quali spazi lavoreremo? Fino a poco tempo fa la domanda si poneva nelle aziende a distanza di molti anni e spesso per progetti di razionalizzazione o rinnovamento degli spazi; oggi il real estate ha scalato molte posizioni nella classifica delle priorità manageriali. Al sorgere dell’era smart working qualcuno ha ritenuto che il tempo dei grandi uffici fosse tramontato; abbiamo letto previsioni di fuga dalle città, con esiti paragonabili a quelli del quartiere in cui a Rio de Janeiro erano localizzati gli apparati pubblici prima che la capitale fosse trasferita a Brasilia.

Lo scenario sembra per ora del tutto differente. Non è un ritorno al passato, ma l’avvio di una nuova fase in cui gli spazi degli uffici sono una variabile organizzativa. Chi e quanto tempo deve passarvi? Per quali attività? Scelte consapevoli, che spesso privilegiano un modello ibrido, con le attività operative, legate alla postazione di lavoro informatica individuale, svolte a distanza e quelle che prevedono maggiore interazione in presenza. Non è semplice, e nemmeno lo è definire una schedulazione giornaliera delle presenze e un avanzamento delle attività basato sui sistemi informativi, la maggior parte delle aziende non è abituata a farlo. Gli spazi uffici del futuro sembrano orientarsi a un’elevata flessibilità, che possa consentire di assegnare dinamicamente le postazioni, di trasformare le sale a uso riunione o lavoro individuale, mentre la possibilità di realizzare eventi dipende dalla disponibilità di spazi esterni.

Tra le variabili più importanti c’è il distanziamento, in bilico tra temporaneità dello stato d’emergenza e possibilità di trasformarsi in requisito permanente. Il risultato è un aumento della domanda di spazi di qualità, nelle grandi città, con prospettive interessanti per le locazioni temporanee e le strutture di co-working. La corsa alle professionalità più ricercate, sempre più scarse, porta poi a elevare il livello di qualità dei luoghi di lavoro, con attenzione crescente al benessere psico-fisico dei lavoratori. I flussi quotidiani nelle zone centrali e di maggior pregio sono probabilmente destinati a diminuire, ma la qualità, e la spesa pro capite, può aumentare. Ma non è questa l’unica realtà in evoluzione: possiamo immaginare che tutto il lavoro da remoto si svolga in abitazioni, quasi sempre inadatte allo scopo? E che le esigenze informatiche di efficienza e sicurezza possano essere coperte con un modello così distribuito? Prende corpo quindi la progettazione di spazi di lavoro attrezzati, anche multi-aziendali, in zone densamente popolate ma lontane dai centri direzionali, o in piccole città e paesi collocati a 50-100 km che possono garantire un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro. E anche il trasferimento in località di particolare pregio ambientale e culturale non è più la prospettiva di pochi nomadi digitali.

Stiamo assistendo a una trasformazione profonda, destinata a modificare lo stile di vita di milioni di persone, con la necessità di ripensare, ridimensionare, rilocalizzare la maggior parte dei servizi. Accanto ai problemi della fase di passaggio si aprono molte opportunità.

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