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Draghi impone a tutti di fare la propria parte

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Lunedì, 15 Marzo 2021
Giuseppe Conte e Mario Draghi © Getty Images

Lo stato di sospensione quasi irreale in cui era precipitata l’Italia è bruscamente terminato, con una crisi di governo nata come riallineamento nella maggioranza giallo-rossa e sfociata nell’incarico di governo a Mario Draghi. Un altro colpo di scena di una legislatura per molti aspetti unica. La considero una vittoria della politica, non una sconfitta. I partiti e i loro rappresentanti eletti in Parlamento riconoscono oggi nella coesione europea e nelle capacità dell’ex presidente Bce le chiavi decisive per affrontare una svolta epocale, che possa davvero condurre alla rinascita del nostro Paese. È una scelta maturata secondo una logica “manageriale”, in grado cioè di unire competenze tecniche e leadership: Draghi in Bce ha compiuto scelte coraggiose, efficaci perché accettate o sostenute dai leader politici ed economici mondiali. Occorre ora recuperare il tempo perduto, ma soprattutto trovare la via per il recupero e il rilancio, lastricata potenzialmente dall’oro del Next Generation EU, ma non per questo meno impegnativa.

Del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (ultima versione del 12 gennaio 2021) non c’è molto da salvare, salvo il censimento dei progetti e delle risorse disponibili, derivanti dalle varie fonti nazionali ed europee. Il nuovo Piano dovrà definire con chiarezza gli obiettivi e le priorità, identificando i parametri d’impatto in base ai quali scegliere i progetti, dovrà contenere una pianificazione temporale degli interventi e prevedere gli effetti di possibili ritardi. Dovrà esprimere con chiarezza le scelte di fondo: lo Stato sarà promotore di imprenditorialità o esso stesso imprenditore? Si concentrerà su interventi nei settori più propriamente pubblici (istruzione, sanità, giustizia, Pubbliche Amministrazioni) o punterà a condizionare e dirigere le filiere industriali e i servizi privati? E quale visione di lavoro intenderà promuovere: un low cost fatto di prestazioni parcellizzate o un lavoro di qualità sostenuto dalla contrattazione bilaterale, rafforzato nelle componenti di welfare, orientato alla flexsecurity?

Il governo guidato da Draghi saprà dare queste risposte e, ne sono certo, avrà il coraggio di affrontare i nodi storici che bloccano lo sviluppo del nostro Paese. Per raggiungere l’obiettivo dovrà anche chiamare a raccolta le forze più competenti e capaci di realizzazioni concrete, partendo da manager, imprenditori e professionisti. In ogni ambito si annunciano cambiamenti strutturali e molti settori fondamentali per l’Italia sono in crisi profondissima. Il piano di vaccinazione e la ripresa del Pil sono priorità evidenti, ma anche la situazione sociale necessita di rapidi interventi; aumentano infatti le distanze tra chi vede prospettive di ripresa e crescita nei prossimi mesi e chi si trova in situazione di svantaggio. Abbiamo la possibilità di aprire una fase nuova e promettente, ma dobbiamo evitare che la divergenza di prospettive si trasformi in disuguaglianza sociale. Con la guida di un leader così autorevole e capace non ci sono più scuse, ciascuno di noi dovrà fare la sua parte.

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Anno XVI n 4 aprile 2021
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