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Welfare contrattuale per competere

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Mercoledì, 05 Giugno 2019
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Rispondere alle richieste di beni e servizi dei lavoratori, riconfigurare i criteri di valutazione dei risultati professionali, adattare la contrattazione alle evoluzioni sempre più dinamiche dei contesti produttivi e aiutare i lavoratori e le imprese a gestire la complessità di un lavoro che cambia rapidamente. Queste le sfide, specialmente nelle sue articolazioni previdenziali, assistenziali e formative, per accompagnare il lavoro che cambia e, quindi, terreno di confronto a livello di contrattazione sindacale nazionale.

Gran parte di questo impegno sta anche nel miglioramento delle condizioni di welfare contrattuale. Mentre troppi considerano ancora il CCNL solo come scambio tra retribuzione e prestazione o strumento per risolvere i conflitti, recenti studi confermano come in certe situazioni aziendali gli aumenti salariali stiano diventando una componente marginale, mentre la garanzia di tutele comuni di base (anche salariali) continua a essere significativa.

Cresce invece la considerazione dei servizi offerti dall’impresa, tanto da far decollare il welfare aziendale. Si tratta di offrire sostegno al potere d’acquisto, servizi vari di cura, attività formative e flessibilità. Un fenomeno che il legislatore ha compreso e favorito con alcune importanti facilitazioni fiscali e ha riscosso l’interesse di diversi attori. Bisogna, però, trovare un efficace incontro tra la sempre più ampia offerta di benefit e le diverse situazioni ed esigenze di lavoratori e aziende, pena costruire un welfare che rischia, come a volte avviene, di diventare fine a se stesso e sterile.

Serve, quindi, trovare le linee guida del welfare aziendale in un confronto tra gli interessati in azienda affiancati dai rappresentanti di imprese e lavoratori, che a monte stabilisca gli scopi e a valle verifichi i risultati.

Serve ripensare il ruolo dei sindacati e il significato della contrattazione collettiva. La sfida della contrattazione moderna si gioca sempre meno sul tradizionale e solido territorio delimitato della quantificazione salariale di una prestazione standard e sempre più sul nuovo e liquido mare aperto della qualificazione di una professionalità in divenire. Un passo determinante per cambiare davvero il lavoro, aumentare professionalità dei lavoratori e competitività delle aziende e del sistema.

Per questo occorre una visione comune sugli effetti delle trasformazioni del lavoro e sull’evoluzione del concetto di remunerazione. Una trasformazione anche culturale che, in Italia, dovrebbe avere come priorità la ricerca di soluzioni per gestire la coabitazione intergenerazionale, per migliorare la produttività, per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, in nome di un’innovazione basata sulla quali cazione delle persone. Un lavoro proprio di corpi intermedi e sindacati moderni, senza il quale non riusciremo a cambiare il lavoro e competere.

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Anno XIV n 8 agosto 2019
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