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Votiamo per l’Europa

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Venerdì, 03 Maggio 2019
© iStock/AdrianHancu

Domenica 26 maggio gli italiani sono chiamati, con i concittadini dell’Ue, alle urne per eleggere i 705 membri del Parlamento Europeo. Noi eleggeremo 76 nostri rappresentanti, con i quali, contando più del 10% del parlamento europeo, potremo dire la nostra e incidere sull’Europa che vogliamo

Quindi, andiamo tutti a votare perché questo diritto, per essere mantenuto e migliorato, va prima esercitato. I nuovi eurodeputati, compresi i nostri, saranno infatti quelli che nei prossimi anni decideranno la direzione dell’Ue in materia di commercio internazionale, sicurezza, protezione dei consumatori, lotta al cambiamento climatico e crescita economica.

Partiamo da cos’è oggi l’Ue. Proprio in un recente incontro manager, rappresentanti di organizzazioni private e pubbliche e giovani studenti e lavoratori hanno condiviso le esperienze professionali e sociali che vivono quotidianamente in tante e diverse città europee, come se queste fossero una città qualsiasi della nostra penisola. Chi si muove, dialoga e lavora nell’Unione con quelli che considera suoi connazionali. Chi è andato a studiare e poi ha iniziato a lavorare e continua o meno a farlo oltre i confini nazionali, ma dentro quelli che ritiene i confini della sua Europa. Questa è la realtà che una buona parte del Paese vive già oggi da tempo e ritiene consolidata e da migliorare, non da abbandonare. È insensato abbandonarla, anche perché in un mondo globale, dove il confronto vero avviene a livello grosse potenze sarebbe per la piccola Italia, così come per ogni singolo Stato europeo, impossibile rapportarsi alla pari su questioni quali la sicurezza, il lavoro, l’economia, il clima, il terrorismo, l’immigrazione…

Altrettanto insensato pensare che i nostri problemi economici e di crescita siano da addebitare in toto o in gran parte all’Ue. Come spiegare altrimenti che siamo l’unico Paese nell’Ocse che oggi ha un Pil pro capite inferiore al 2000. Come nasconderci che la politica di coesione dell’Unione Europea, nata con lo scopo di stimolare la crescita delle aree in ritardo di sviluppo, ha contribuito in modo decisivo alla svolta di molte regioni europee, ma si è rivelata molto meno efficace in quelle italiane e quasi sempre e solo per colpa nostra. Come non vedere che l’eventuale uscita dall’Euro avrebbe effetti negativi, come dimostra la Brexit per il Regno Unito con il deprezzamento della pur forte sterlina. Pensiamo forse di competere svalutando e puntando, come purtroppo stiamo troppo spesso già facendo, sul basso costo del lavoro che ci impoverirebbe ancora di più? La strada è quella di dar vita a una rigenerazione dell’Unione fatta di valori e opportunità. E per farlo dobbiamo chiedere a tutti gli attori politici, istituzionali, economici e sociali di lavorare con forza per un’Europa migliore. Il primo passo però tocca a noi, votando.

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LA RIVISTA
Anno XIV n 5 maggio 2019
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