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Un anno all’insegna dei dirigenti e del management?

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Mercoledì, 19 Febbraio 2014

Sono sicuro, il 2014 in Italia sarà l’anno del management e dei manager. Lo sarà perché, soprattutto in politica e nella società, abbiamo bisogno di più managerialità e di fatto di più cultura manageriale. Dobbiamo, anche qui, dare la giusta rilevanza e importanza alla gestione manageriale di ogni organizzazione e attività basandoci su obiettivi, tempi e misurazione dei risultati. Solo così potremmo cominciare a ricostruire il nostro futuro, anche e proprio partendo dalla politica, e a far accadere le cose.

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Sarà l’anno dei manager perché da loro dobbiamo aspettarci tanto. Un contributo che deve arrivare in tema di miglioramento del mondo del lavoro e rilancio della crescita. Certo a patto che in Italia, in ogni dove e ancor più nell’economia e nelle imprese, si capisca una volta per tutte che senza managerialità non c’è competitività e non c’è sviluppo.
Questo ci dice l’Italia che funziona. Quella fatta da alcune migliaia di aziende – dove imprenditori intelligenti hanno negli anni dato sempre più spazio a validi dirigenti – che anche all’estero competono, vincono e creano valore aggiunto e ricchezza per tutti. Un’Italia figlia del merito, del valore e del talento di tanti bravi manager che, insieme a imprenditori e altre figure qualificate, possono guidare il Paese verso un futuro di crescita e ricchezza e non di pauperismo e sofferenze.
Oggi il vero must è far lavorare al meglio le persone e in sinergia ai massimi livelli sia dentro che fuori l’azienda. Così si esplica managerialità e leadership: visione, motivazione e “collavorazione”, cioè lavorare collaborando insieme. Per farlo serve tanta innovazione e tecnologia anche nell’organizzazione dei collaboratori, per migliorare produttività e benessere delle aziende e delle persone.

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OGGI LA LEADERSHIP DEVE ESSERE PARITARIA. IL CHE NON SIGNIFICA ABDICARE AUTORITÀ E RESPONSABILITÀ

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In un mondo dinamico serve una superflessibilità: cioè la capacità di evolvere adattandosi alle nuove realtà, sostenuta dalla capacità di far fronte alla turbolenza creando ancoraggi stabili. Questo devono fare i manager oggi. La leadership in questo contesto richiede di coinvolgere (in inglese è ancora più chiaro «engage»), guidare e collaborare con i lavoratori della conoscenza, quali ormai tutti siamo, in modo dinamico. L’approccio dei manager oggi non può più essere quello autoritario o, se vogliamo, genitore figlio, ma deve essere da pari a pari. Una leadership paritaria che non significa abdicare autorità e responsabilità.
Così un manager vincente deve oggi mettere in campo: integrità, trasparenza, empatia, autorevolezza, entusiasmo, innovazione, collaborazione, vision, mentorship.
Poi i dirigenti devono trovare nuove strade per crescere, avere sogni e visioni e avere il coraggio di rischiare. Devono farlo cavalcando i trend emergenti: innovazione, digitalizzazione, collaborazione, globalizzazione e ottenimento dei risultati o, ancor meglio, far accadere le cose. Infatti, anche i più grandi sogni e obiettivi devono, oggi più che mai, guadagnarsi il raggiungimento futuro, passo dopo passo, dando concretezza e risultati quotidianamente. Ma conquistata la necessaria sopravvivenza, dobbiamo mettere gambe e ali al futuro e arrivarci davvero e al meglio.

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