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Sola andata per il passato

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Venerdì, 05 Ottobre 2018
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L’Italia sta guardando al futuro con lo specchietto retrovisore. Un processo che viene da lontano, ma che a fronte di un mondo sempre più aperto, globale, innovativo e veloce ha il culmine in questi ultimi anni e, ancor più, mesi. Certo, il nuovo mondo globale ha tanti difetti che non abbiamo percepito, affrontato e corretto per tempo e sono finiti per prevalere nei fatti e, soprattutto, nel vissuto di troppe persone. E le colpe ci sono eccome, perché abbiamo quasi sempre sviluppato la parte hard(ware) di innovazione e riforme, senza mettere in campo quella soft(ware).
Allora oggi fa presa proporre difese basate sul ritorno al passato, a un tipo di vita che non avrebbe più senso. Quando c’erano qualche miliardo in più di persone che morivano di fame e pochi milioni che non vivevano meglio di oggi, ma meglio di prima e vedevano davanti a loro la prospettiva di un vero sviluppo. Ed è proprio questo che manca oggi, come prospettiva e come volontà. Perché si pensa di risolvere i problemi idealizzando “piccoli mondi antichi” e non lavorando per costruirne di grandi e moderni. Si punisce chi ha senza avere mai rubato e meritandolo, per premiare quasi solo chi non ha mai voluto condividere nulla (in termini di tasse e contributi previdenziali). E i veri poveri restano sempre al palo, anzi stanno peggio, perché questo accade se un Paese non guarda alla crescita della torta, ma a una sua impropria spartizione. E nel frattempo la torta per incuria manutentiva e progettuale diminuisce.
Ecco che allora ogni scusa è buona per rimpiangere il pubblico a scapito del privato, invece di pensare a usarlo di più, meglio e con un controllo che sia il minimo necessario, ma vero e ben fatto. Per boicottare le multinazionali che portano innovazione, concorrenza e lavoro nuovo, invece di favorirne lo sviluppo in house con la crescita dimensionale e la managerializzazione del “piccolo non più bello” della nostra economia. Per obbligare alla chiusura domenicale la distribuzione, invece di favorire il business, e quindi il lavoro, purché dignitoso.
Per questo noi manager non siamo contro nessuno, ma vogliamo guardare avanti. Per questo dal Meeting Prioritalia dell’8 giugno scorso – dal titolo Costruire un patto generazionale nell’economia dell’innovazione e delle competenze – continua il nostro impegno per un’Italia che lavori per riappropriarsi di concetti quali credibilità, coerenza e coesione. Che rifugga una narrazione ideologica del passato a favore di una disseminazione dell’innovazione per la collettività, un’innovazione sostenibile e non solo disruptive, concreta e non solo virtuale, sociale e non solo tecnologica. Che stia anche nel premiare davvero il merito e metterlo a favore di tutti, per non litigarsi una torta sempre più misera, ma costruirne insieme una più grande da condividere meglio.

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Anno XIII n 12 dicembre 2018
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