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Signori si cambia

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Lunedì, 05 Marzo 2012

«Spero di cambiare il modo di vivere degli italiani, perché altrimenti le riforme strutturali sarebbero effimere e non durature». Questo ha detto il premier Mario Monti in un’intervista al Time nella sua visita in Usa (guarda ) . Un progetto che, con parole forse in alcuni casi troppo forti e da tanti colte nel loro senso più negativo, avevano in precedenza già espresso in contesti vari e circoscritti alcuni esponenti di questo governo. Ma abbiamo veramente bisogno di cambiare e come?

Mario Monti - Time

Ne abbiamo bisogno, non c’è alcun dubbio. Non abbiamo forse bisogno di vivere in un Paese dove meritocrazia e concorrenza siano il filo conduttore della vita sociale ed economica? Dove equità e solidarietà siano fatti e non parole? Dove la mobilità sociale sia guidata da queste regole, dove tutti possano partire alla pari e giocarsi la loro partita nell’interesse loro e della collettività? Dove la ricchezza sia un valore e sia apprezzata e riconosciuta perché meritata? Dove chi non paga le tasse è un ladro e non un furbo? Dove fare il tronista o la velina non sia il modello di vita dato in pasto ai giovani? Dove si possa andare all’estero per vivere in un mondo globale e non per fuggire da un Paese che non offre opportunità?
Cambiare, certo! Se non ora, quando? Allora, indipendentemente da quello che ognuno di noi possa pensare del governo Monti, contrastare il lessico di qualche ministro è, temo, il segnale che quello che non ci va non è il termine, ma quello che ci sta dietro. Dire che il posto fisso non c’è più è vero e sacrosanto, come tanti già da anni provano sulla loro pelle, ma semplicemente perché la vita professionale degli individui si è allungata, mentre quella delle aziende, in una competizione globale, si è drammaticamente abbassata. Altrettanto corretto è dire che laurearsi prima dei 28 anni è, salvo casi eccezionali (ma non continuiamo a nasconderci dietro alle eccezioni), un dovere e un viatico per avere un migliore percorso professionale e ripagare gli sforzi della propria famiglia e del Paese.
Dobbiamo dunque essere sempre e solo d’accordo? No. Dobbiamo chiedere, e chi ci governa ci dovrebbe anche far meglio intravedere, oltre al bastone, anche la carota. Quali saranno i vantaggi nel medio-lungo termine? Dobbiamo chiedere che questo cambiamento sia accompagnato il più possibile da sostegni a chi ha bisogno di cambiare di più e ha meno mezzi per farlo. Dobbiamo chiedere che si agisca subito, o appena possibile, proprio su tutti: banche, assicurazioni, spesa pubblica ecc. Dobbiamo accompagnare e spingere il cambiamento, incalzando il governo per fare ancora di più e in modo più equo, non per frenare e tentare di mantenere lo status quo. Noi, Manageritalia e Costituente manageriale, lo stiamo facendo, e tanti manager ci incoraggiano. Ancora meglio se lo facciamo tutti insieme. Se non ora, quando?

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Anno XII n 12 dicembre 2017
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