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Serve un’economia 4.0

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Mercoledì, 07 Giugno 2017
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Abbiamo recentemente presentato lo scenario Terziario futuro 2020 , sviluppato da Cfmt, il Centro di formazione management del terziario di Confcommercio e Manageritalia. Le previsioni di autorevoli esperti in campo economico, tecnologico e organizzativo evidenziano con forza la necessità di abbandonare tutte le lotte di retroguardia e innovare.

Nei nuovi modelli di business, dove l’innovazione è sempre più frutto di un’inedita coabitazione di materiale e immateriale, dove industria e terziario si fondono per creare valore anche attraverso il digitale. Lo stesso made in Italy ha bisogno del terziario per mantenersi competitivo grazie a formalizzazione del valore, gestione country-specific, legame produzione/vendita, servizi knowledge-intensive. Serve quindi un piano più di economia che di industria 4.0, contrastando il rischio di investimenti nel “digitale generico”, slegati da una chiara strategia digitale volta a ridefinire e innovare veramente i modelli di business.

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Se un 20% di imprese

italiane è già competitivo

e al riparo da rischi,

un altro è destinato

a soccombere di fronte

all’innovazione

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Sono molte le piccole imprese escluse per mancanza di fiducia e capacità di collaborazione tra gli attori coinvolti. Nell’Italia così povera di mentalità e competenza digitale, sarà determinante il ruolo di stimolo dello Stato, che dovrà basarsi sulla promozione della cultura digitale e sulla trasformazione della P.A.

Altro limite è la mancanza in molte aziende delle competenze per utilizzare la sempre più ampia disponibilità dei Big Data. La sostituzione tecnologica delle persone, lenta nel breve periodo, muterà poi rapidamente per la maggiore offerta di tecnologie e il venir meno di tante “vischiosità”. L’effetto sostituzione colpirà più spesso le imprese che le categorie professionali. A un 20% di imprese italiane già competitivo e al riparo da rischi, farà da contraltare una pari quota destinata a soccombere. Per quelle nel mezzo la sfida è agganciarsi al cambiamento con un salto culturale, organizzativo, digitale, internazionale e manageriale.

Forti i mutamenti necessari nell’organizzazione aziendale per coinvolgere le persone e renderle protagoniste. Crescerà il fabbisogno di manager e managerialità spinto da questo e dalla maggiore complessità dell’organizzazione digitale e dai nuovi business. Uno scenario che ha effetti dirompenti sul Paese e sull’assetto della rappresentanza imprenditoriale e sindacale, tuttora ancorata a confini settoriali e geografici che derivano dal secolo scorso e non reggono più. Mentre il suo ruolo è vitale per ripartire e crescere diventando soggetto di una nuova mediazione volta a dare forza al cambiamento, favorendo chi lo può guidare e supportando chi non può di certo essere abbandonato a se stesso.

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Anno XII n 12 dicembre 2017
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