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Riprendiamoci il vivere civile

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Lunedì, 05 Ottobre 2015
bandiera Italia © Getty Images

È vero, quest’estate nella penisola la presenza di italiani e stranieri è aumentata. Bene, speriamo sia un segnale di ripresa generale e del turismo. Anch’io sono stato in Italia, ma ho sentito amici e colleghi che sono andati all’estero notando uno stacco di civiltà enorme.

Chi è andato nel Nord Europa mi ha detto che tutti, ma proprio tutti, accettano la carta di credito, che funziona sempre e comunque. La si usa anche per comperare un gelato al chiosco o il giornale. Altri hanno decantato come l’agire civile permetta di evitare ingorghi o di limitarli, perché tutti rispettano le regole comuni al semaforo e agli incroci, evitando di congestionare il traffico già sostenuto. Altri ancora mi hanno parlato di mezzi pubblici diffusi, moderni, user friendly, puntuali e adeguati, dove tutti pagano il biglietto.

Racconti analoghi mi sono giunti anche da chi si è recato in Usa, Australia e addirittura in Cina. Anche dalla Spagna, forse non dalla Grecia, certo. Di fatto il leitmotiv era sempre quello di esperienze positive nella quotidiana convivenza civile, di un rapporto non di sudditanza e disservizio con il settore pubblico. Di una presenza delle forze dell’ordine poco visibile, ma certa quando serve. E soprattutto dell’agire di tutti i cittadini che sanzionano con il comportamento “virtuoso”, o meglio conforme a norme scritte o anche solo condivise, quello di chi lo infrange. Certo, poi anche lì c’è qualcosa che non funziona al meglio e che si potrebbe migliorare. Ma insomma, è tutto un altro mondo. Un mondo dove si va sempre o quasi nel merito delle cose. Dove prevale il merito. Un mondo che dobbiamo conquistare per ridare slancio e competitività alla nostra società. Per dare più senso al nostro stare insieme.

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DOBBIAMO SMETTERLA DI SUBIRE: SE SAREMO TANTI NESSUNO POTRÀ DIRCI “NON SONO FATTI TUOI”

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Dico tutto questo non volendo mettere in cattiva luce l’Italia dove vivo e voglio continuare a vivere, come tanti di quelli che mi hanno raccontato la loro esperienza. Ma per spronarci a cambiare le cose. Anche perché io, e quasi tutte le persone che ho sentito, ci diciamo che nonostante tutto la vita in Italia mantiene alcune prerogative esclusive di socializzazione, di bellezza, che non saremmo disposti a perdere e che ce la fanno ancora oggi preferire ad altri Paesi.

Allora, se amiamo davvero l’Italia, dobbiamo smetterla di subire, di chiudere gli occhi e molto di più di fronte alle tante cose che non vanno, dicendo che non cambierà mai nulla. Dobbiamo riprendere in mano il nostro futuro e pretendere che quello che non va venga affrontato e sistemato. Dobbiamo però metterci la voglia di non mollare mai fin che i nostri obiettivi, che vogliono che la nostra bella società sia tale anche perché ad alto tasso di civiltà, saranno raggiuti. Non possiamo e dobbiamo contare solo sulla politica. Ad essa dobbiamo chiedere quello che è giusto che faccia. Nulla di più. Magari dobbiamo metterci anche qui la faccia andando a votare. Perché questo è un nostro diritto e dovere. E se non lo utilizziamo non ci facciamo i fatti nostri: lasciamo che se li facciano gli altri.

Ma questo non basta. Dobbiamo essere cittadini sino in fondo creando, come in quegli Stati prima citati, una società che si autoregola e che reprime chi non segue le sue regole. Dobbiamo arrivare a far sì che fare una coda ordinata, rispettare i segnali e le regole stradali, pagare le tasse sia prassi e che chi non lo fa sia escluso, si senta lui in difetto. Non il contrario. Non dobbiamo far finta di nulla per paura o menefreghismo e dobbiamo intervenire in quelle tante situazioni di comune convivenza sbagliate, per ribadire ai soggetti in causa che così non va. Ma dobbiamo cominciare, bisogna che qualcuno parta. Oggi c’è già chi lo fa ma è troppo solo.

Se presto saremo in tanti, saremo forti e nessuno potrà metterci paura, pensare di farla franca o dirci “non sono fatti tuoi”. Perché quelli sono fatti nostri, anzi, sono proprio i fatti nostri, del nostro vivere insieme. Allora, si tratta di darsi questi obiettivi e cominciare. Presto ci accorgeremo che si vive meglio tutti e che la vita è bella non solo perché l’Italia è un bel Paese, ma anche perché è un Paese ad altissimo tasso di civiltà. Quando cominciamo? Subito, oggi.

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