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Ripartiamo dalle competenze

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Martedì, 12 Maggio 2020
manager-team © iStockphoto/Todor Tsvetkov

Lo tsunami sanitario ed economico causato dalla pandemia del coronavirus ha colpito il mondo intero. Noi siamo però tra quelli più colpiti e purtroppo anche tra quelli messi peggio per troppi anni di immobilismo e continuo rinvio delle indispensabili innovazioni mancate a livello politico, istituzionale, economico e sociale. Certo, gli italiani alla fine sono stati esemplari, hanno accettato con rinnovato civismo di stare confinati in casa o al lavoro, per chi ha dovuto continuare a lavorare come e dove solito, per permettere al Paese di combattere il virus e vivere seppure al rallentatore e in lockdown.

Straordinari, su tutti, sono stati gli operatori della sanità e della protezione civile. Poi forze dell’ordine, imprenditori, manager e lavoratori che operando nell’alimentare, nella logistica, nella distribuzione… hanno mantenuto vivo il Paese a fronte delle troppe morti quotidiane. Le competenze mai come oggi hanno mostrato il loro essere indispensabili. Dove mancano, c’è il caos, c’è assenza e rimpallo di responsabilità e di decisione.

Tutti noi nell’emergenza abbiamo abdicato le nostre libertà, priorità… per seguire i dettami di chi era competente. Era un caso di vita o di morte. E, pur ringraziando i tanti competenti e i responsabili, che hanno operato e scelto per noi, non è andato tutto bene. E questo è successo proprio perché nel nostro Paese competenza e merito hanno da tempo troppo poca cittadinanza e spesso sono morte da un pezzo. Nell’emergenza abbiamo acceso la tv e visto medici, scienziati, esperti e molte donne ovunque, dove bisognava affrontare l’emergenza con i fatti e con la conoscenza.

Tutto questo mentre sino a un mese prima la scena era di tutt’altro tenore: pochissimi competenti e quasi nessuna donna. Insomma, le competenze, salvo situazioni di massima emergenza, in Italia non sono quasi mai dove si decide il presente e il futuro. Allora, volendo cogliere una delle opportunità della crisi, dobbiamo pretendere di ripartire dalle competenze, per cominciare uno sblocco graduale del Paese, ma ancor più per liberarlo da tutte le sue ataviche incrostazioni e cancrene. Di dare spazio al merito, alla conoscenza, alla capacità di assumersi e agire le responsabilità a ragion veduta, di decidere e darci una visione. Non uomini o donne soli al comando, ma squadre di persone che nei loro campi siano ai massimi livelli e che lavorino in sinergia, collaborando al meglio guardando soprattutto al bene comune. Questo è l’unico modo per uscire non solo dalla pandemia, ma da una crisi economica senza precedenti. Una ripresa che nessuno potrà fermare se smetteremo di credere all’impossibile e alle fake news.

In questo scenario i manager reclamano il dovere, e diritto, di giocare appieno il loro ruolo e finalmente, scacciato il dilettantismo, essere ascoltati da chi deve decidere le linee guida del futuro del Paese.

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Anno XV n 7-8 luglio-agosto 2020
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