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Ripartiamo dal terremoto

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Giovedì, 01 Dicembre 2016
Norcia-Terremoto

I recenti terremoti che hanno colpito e stanno ancora colpendo ben quattro regioni del Centro Italia ci mettono di fronte a un bivio. Possiamo una volta per tutte uscire dai soliti comportamenti e dai luoghi comuni e dar prova di essere, come siamo, un grande Paese? Certo, dobbiamo piangere chi purtroppo non c’è più, ma poi aiutare veramente chi è restato senza niente e ridare vita dal punto di vista economico e sociale a quelle persone e terre devastate. Di fatto, aiutare anche tutti noi a voltare pagina e a uscire da un decennio buio che ha messo a nudo le troppe cose che non vanno.

Per tutto questo, ci vogliono investimenti e quindi soldi. Già l’ultima manovra del governo Renzi ha ampliato il deficit di spesa pubblica mettendoci sotto osservazione Ue. L’ulteriore devastazione, causata dalla terra che continua a tremare, verosimilmente costringerà l’esecutivo a ricorrere ad altre forme di finanziamento che andranno a espandere la spesa pubblica o a ridurre le entrate tributarie. Credo che ci siano limiti di sostenibilità oltre i quali il rapporto entrate/spese, nelle diverse declinazioni, potrebbe mettere a rischio default il nostro Paese.

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SERVE UN’IDEA FORTE

NON SOLO PER RICOSTRUIRE

LE CITTÀ, MA PER RIGENERARE

LO SPIRITO DI UNITÀ NAZIONALE

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Poiché sembra “improbabile” nel breve/medio periodo ritornare ai tassi di crescita della ricostruzione post-bellica, dobbiamo trovare altri modi per ricostruire, per ribaltare la disastrosa situazione nella quale versa oggi l’Italia, non solo per le case e i monumenti che crollano, ma anche per la guerra che tutti noi abbiamo combattuto contro il Paese negli ultimi decenni, sperperando in malo modo le risorse pubbliche e il nostro futuro.

Se continuiamo così, quale patrimonio restituiremo ai nostri figli, alle future generazioni, se non un debito pubblico sempre crescente? Noi tutti, cittadini italiani, dobbiamo sentirci in dovere di restituire alle generazioni che verranno un patrimonio migliore di quello che ci è stato dato in prestito. Lo richiede la nostra Costituzione quando richiama insieme ai “diritti inviolabili” anche i “doveri inderogabili” di solidarietà politica, economica e sociale, oltre a stabilire di concorrere tutti a sostenere l’onere degli interventi necessari al Paese (artt. 2 e 53).

Abbiamo l’obbligo, non solo morale, di mettere in sicurezza il nostro Paese sia nella ricostruzione che nella prevenzione. E per farlo abbiamo bisogno di risorse che non possono essere reperite solo nelle pieghe di bilancio dello Stato o dagli appelli alla solidarietà spontanea e volontaria.

Per queste ragioni sono d’accordo con tutti coloro che stanno chiamando in causa le risorse di cui dispongono i cittadini per un Piano di Solidarietà Nazionale. Un “Progetto Paese” per la ricostruzione e la messa in sicurezza del nostro patrimonio abitativo e artistico unico al mondo, all’insegna dell’innovazione, della sostenibilità, del fare sistema, della rigenerazione economica dei territori (prima ancora della ricostruzione) e del controllo quali-quantitativo della spesa.

Per ricostruire davvero e dimostrare, non replicando i copioni del passato, che le alluvioni o i terremoti non sono anche una condanna eterna per le casse pubbliche e le tasche dei cittadini, o un modo perverso per alimentare clientele e consenso politico.

Un progetto per l’Italia sostenuto da un’idea forte, condivisa, che richiede un adempimento coraggioso da chi ci governa con un appello nazionale alla solidarietà, una chiamata a un impegno collettivo, anche a rischio della perdita di consenso immediato.

Un piano nazionale di rigenerazione etica, morale, economica, sociale, politica, del senso della collettività. Il nostro è un Paese in cui la ricchezza privata è considerevole, restituire una parte alle future generazioni non è altro che un anticipo del prestito che ci hanno fatto. Credo che la classe manageriale, nonostante già garantisca una fetta ampia del gettito fiscale, debba condividere, promuovere e aggregare il più ampio consenso per un progetto Paese di solidarietà collettiva.

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