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Ripartiamo dai giovani

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Martedì, 06 Ottobre 2020
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La crisi provocata dal Covid impatta pesantemente su pil e occupazione. Dopo i dati del secondo trimestre, dall’inizio dell’anno il calo del primo è quasi del 15% mentre la seconda è scesa di 841 mila unità. E forte è il timore che le cessazioni congelate si manifesteranno non appena finiranno la Cig e il blocco dei licenziamenti. L’effetto Covid ha colpito indiscriminatamente la stragrande maggioranza dei lavoratori, tuttavia, osservando i dati, il calo dell’occupazione è stato tanto più forte per donne, giovani e al Sud.

Senz’altro il blocco dei licenziamenti ha protetto finora soprattutto chi ha un contratto a tempo indeterminato, facendo sì che il taglio dei costi si facesse evitando di rinnovare i contratti precari, molto diffusi fra i più giovani. Nel dibattito pubblico è sempre presente il tema generazionale, ma poco si fa poi in concreto per dare vere risposte. Probabilmente abbiamo strumenti inadeguati a sfidare i cambiamenti del nostro tempo. Continua comunque a mancare un progetto coerente di sviluppo del Paese, all’interno del quale consentire ai giovani di essere ben indirizzati nelle scelte formative, di potersi dotare di competenze solide, di poter contare su servizi efficaci di avviamento al lavoro che parta dall’analisi del territorio e che coinvolga nell’orientamento anche manager, imprenditori e professionisti.

Difficilmente potremmo assistere a breve a una forte ripartenza dell’occupazione giovanile, occorre quindi trovare altre strade per inserire i giovani nel mondo del lavoro. Manageritalia, oltre a tutelare i suoi associati, da anni supporta con varie iniziative la conoscenza e l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ma questo non basta. Serve un nuovo slancio, anche civico, per porre fine all’inerzia in cui sembra essere caduto il Paese. Ad esempio, la comunità manageriale potrebbe farsi carico di proporre alle proprie aziende di implementare stage e tirocini aziendali, favorendo l’apprendimento professionale formale e non, in modo che i giovani possano fare esperienza (senza però cadere nella trappola del precariato, con regole di sicurezza ed equo trattamento). Ma anche percorsi di apprendimento misti scuola-lavoro, integrati con i processi di riconversione delle competenze divenute obsolete: giovani e meno giovani inseriti in percorsi comuni, favorendo lo scambio diretto di saperi ed esperienze.

Far avvicinare gli studenti al mondo del lavoro per maturare consapevolezza ed esperienza, suggerire alle aziende di potenziare l’impiego sul territorio dei giovani laureati e di talenti per contrastare il processo di emigrazione. Serve un piano serio e credibile di riposizionamento delle nuove generazioni al centro dei processi di sviluppo del Paese, con obiettivi chiari di breve e medio periodo, misurabili e monitorati. Dobbiamo scegliere il futuro che vogliamo costruire e dobbiamo farlo oggi. I giovani sono una delle grandi risorse del nostro Paese e possiamo ripartire anche grazie a loro. Non lasciamoli soli, sono il nostro futuro.

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Anno XV n 10 ottobre 2020
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