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Rimettersi in gioco a 50 anni

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Giovedì, 19 Aprile 2012

La riforma del sistema previdenziale ha modificato in via definitiva il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo. Non è, quindi, così importante avere i massimi livelli retributivi negli ultimi anni di attività, quanto la possibilità di contribuire in continuità, auspicabilmente in maniera elevata. La riforma della previdenza ha anche aumentato significativamente l’età anagrafica per acquisire il diritto alla pensione.

Manager

La crisi economica e il momento recessivo non favoriscono la crescita delle nostre imprese e dei livelli occupazionali. Tutto questo, come è evidente, ha creato una serie di paradossi e reso complicato trovare soluzioni per favorire e incentivare l’ingresso del mondo del lavoro di giovani e donne, diminuire il dualismo tra lavoro stabile e precario, arginare la fuoriuscita di over 50 e non vanificare competenze e conoscenze oltre a costruire un modello di ammortizzatori sociali per sostenere e risolvere le problematiche che derivano dalla flessibilità e dalla mobilità.
La flessibilità e la mobilità sono caratteristiche strutturali della moderna organizzazione del lavoro, vere leve strategiche per competere e recuperare produttività, ma per non creare e acuire problemi sociali hanno la necessità di essere sostenute da politiche per il lavoro che garantiscano la sicurezza sociale e strumenti per il ricollocamento nei periodi di mobilità.
Le recenti riforme varate del governo tecnico e soprattutto quella in discussione sul mercato del lavoro hanno l’obiettivo di creare i prerequisiti per mettere in condizione le nostre aziende, il nostro sistema produttivo di avere gli strumenti necessari per sostenere la ripresa e intercettare i momenti di opportunità per tornare a crescere. Certamente non si potrà ipotizzare nel breve un aumento dei livelli occupazionali.
Per dare linfa al recupero di produttività è necessario diminuire il carico fiscale sulle aziende e sulle buste paga dei dipendenti, per reperire le risorse necessarie occorre continuare con la lotta dura all’evasione fiscale, ridurre in modo significativo i costi di funzionamento dell’apparato statale e territoriale, ridurre i costi dell’apparato politico, eliminare molti degli ostacoli che non consentono alle aziende di fare impresa.
Per aumentare la produttività noi dirigenti vogliamo fare una proposta sostenuta da un ampio consenso in una recente indagine di Manageritalia (88% di favorevoli su 1.000 intervistati). Proponiamo un modello che preveda una curva decrescente delle retribuzioni superiori a 50/60.000 euro con l’avanzare dell’età dopo i 55 anni, compensata, però, da una curva crescente di retribuzione variabile legata ai risultati positivi individuali e dell’azienda e da corrispettive maggiori tutele nel caso di licenziamento.
Questo consentirebbe di recuperare risorse per:
- inserire nuove leve;
- favorire il passaggio di cultura e esperienze affiancando giovani a anziani;
- allungare la vita lavorativa;
- legare nel tempo il mantenimento del proprio potere d’acquisto alla profittabilità dell’azienda;
- avviare un patto generazionale virtuoso e non mettere generazioni contro come lo stato attuale delle cose sta purtroppo evidenziando;
- affermare la valutazione delle persone sul merito e sui risultati raggiunti.

Siamo consapevoli che rimettere in discussione l’inderogabilità in peius della retribuzione (seppure sopra certi importi) rischierebbe di aprire a critiche che per noi potrebbero avere un valore anche più elevato del sopravvalutato art.18, ma siamo fermamente convinti che ciò potrebbe davvero contribuire per un cambio di cultura che dovrebbe diventare un tratto distintivo di un mondo del lavoro più equo e inclusivo.

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Anno XII n 12 dicembre 2017
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