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Domenica, 06 Settembre 2015

Siamo alla ripresa dell’attività dopo la pausa estiva, che peraltro non è più così netta e assoluta come in passato. Ormai l’Italia in agosto non si blocca più del tutto, purtroppo è invece bloccata da anni in tutti i mesi e in tutti i sensi. Quindi, a settembre dobbiamo riprendere l’attività a pieno ritmo, ma anche capire come far ripartire il Paese.

Fondo Monetario Internazionale

Il Fondo monetario internazionale in riunione

La situazione non è rosea, seppure in lieve miglioramento. «L’Italia sta emergendo dalla recessione, ma la ripresa è ancora “fragile e lenta”. Sono positive alcune riforme introdotte, a cominciare dal Jobs act, ma è necessario “sfruttare la finestra di opportunità” per rilanciare la crescita». Queste le recenti considerazioni del Fondo Monetario Internazionale, che prevede un pil in crescita dello 0,7% nel 2015 e dell’1,2% nel 2016. Insomma, anche guardando ad altre previsioni siamo lì e sono solo briciole, ancor più per un Paese che deve riprendere a crescere e forte per creare sviluppo e occupazione, abbattere il debito e investire per il futuro.

Certo, ci mancano i soldi, le riforme e le idee. Manca che tutti ci impegniamo a pretendere che si faccia tutto e in fretta per dare una svolta all’Italia e agli italiani. Senza aspettarci tutto dagli altri.

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NON C’È PIÙ SPAZIO PER
ASPETTARCI TUTTO DAGLI ALTRI,
È TEMPO DI PRENDERE
IN MANO IL NOSTRO FUTURO

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Quali potrebbero essere i punti fermi?Primo, operare in fretta e in modo definitivo le riforme negli ambiti che oggi bloccano il Paese. Liberalizzazioni, privatizzazioni, meno leggi ma più applicate, sconfitta di corruzione ed evasione, taglio di spesa pubblica improduttiva, sprechi e privilegi. Che vuol dire anche completare e migliorare quelle già fatte, tipo il Jobs Act, che è partito dal tetto, facendo poco o nulla per fondamenta e mura portanti (politiche attive vere, mercato efficiente...). Mettiamo al centro del nostro futuro una libera concorrenza, normata, ma capace di determinare il meglio per il sistema e il Paese. Facciamolo, e subito, o sarà troppo tardi.

Secondo, liberare l’Italia da un eccesso di Stato e presenza pubblica e ridare spazio, opportunità e responsabilità a iniziativa privata, parti sociali e terzo settore. Certo, a patto che anche questi cambino davvero. Basta contare solo sulla politica e sul pubblico, loro facciano e bene quelle poche ma determinanti cose che uno Stato moderno deve fare. Ma noi riprendiamoci i nostri spazi e doveri. Basta incentivi a pioggia, poco a tutti non serve a niente, è inefficace e inefficiente. Si premi chi ha meriti, chi investe, rischia e lavora anche per il Paese. Basta foraggiare imprese che sono la commodity dell’imprenditore e della sua famiglia e non una community che riverbera valore su tutti. Senza invadere la sfera privata, ma facendo sì che questa venga esaltata quando è veramente attenta all’intorno economico e sociale. Basta anche foraggiare imprese pubbliche che non hanno né arte né parte. Basta mettere in ruoli chiave persone che non hanno competenze, ma solo aderenze.

Terzo, avere una visione del futuro, condividerla e realizzarla con il contributo di tutti. Per farlo dobbiamo immaginare il futuro con tutti i rischi e le difficoltà che in un contesto globale, mutevole e veloce quale quello odierno, ci sono. Ma è ancor peggio non immaginarlo e quindi non averlo neppure come tensione e operare sempre e solo in emergenza. Qui ci sono aspetti politici, sociali ed economici. Rispetto a quelli economici dobbiamo pensare ai nostri punti di forza, lavorare su questi e creare le condizioni perché tutti facciano sistema. Dobbiamo anche pensare a sviluppare nuovi punti di forza e nuove competenze, settori, business che ci permettano di stare nei piani alti della produzione a livello mondiale. Ma facciamolo! Sono anni che parliamo del made in Italy, della cultura, arte ecc. e poi il nostro turismo, quello che definiamo il nostro petrolio, è sempre più straccione.

Insomma, non c’è più spazio per aspettarci tutto dagli altri, è tempo di prendere in mano il nostro futuro. Bene quindi che le ultime analisi sul sentiment autoriferito degli italiani nel breve periodo vedano una leggera crescita, uno stacco deciso dai momenti più bui. Allora avanti tutta, imponendoci e imponendo che il cambiamento lo si faccia davvero.

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