BusinessPeople

(Ri)Design della nuova Italia

Torna a Progetto manager
Venerdì, 06 Maggio 2016

Per Milano e per l’Italia la primavera è ormai un happening mondiale per quanto riguarda il design. In città, dal 12 al 17 aprile, al Salone del Mobile si è concentrato tutto il settore a livello globale, mentre ha appena aperto la Triennale che durerà qualche mese. Siamo, e ce lo riconoscono tutti, la patria della capacità di dare un significato e un senso alle cose che ci circondano. L’arredamento, certo, ma anche tutto o tantissimo del resto: la moda, il designindustriale, l’architettura e il food. Non a caso in questo periodo si è appena svolto Vinitaly e in questo mese di maggio ci sarà Cibus.

Siamo anche la capitale mondiale dell’arte, che ha tanto se non tutto a che fare con questi significati e sensi che prendono corpo in arredamenti e tanto altro. E i moltissimi stranieri che arrivano a Milano in questo periodo ce lo ricordano muovendosi qui e nel resto d’Italia, ghiotti anche di visitare un Paese che ha bellezze naturali, culturali e artistiche incommensurabili.

Salone del Mobile 2016 © Getty Images

Il Salone del Mobile 2016, insieme con il Fuorisalone, ha fatto registrare un record di presenze

È vero, c’è anche tanto che non funziona, ma ogni tanto fa bene parlare di quello che invece va eccome. Anche perché il settore del design, e nello specifico dell’arredamento, ha qualcosa di prescrittivo per la nostra economia. È, infatti, frutto di una tradizione fatta di un prolifico incontro tra la creatività artigiana e un’imprenditorialità visionaria. Capaci di dialogare e crescere insieme portando con loro tutta una filiera di operatori a monte e a valle. Qualcosa che ha profonde radici storiche e culturali, ma che poi, a partire dagli anni ‘60, ha preso piede in questi termini e modi, forte di un’organizzazione di filiera capace di mettere insieme la creatività e l’artigianato con l’industria, e di organizzare e industrializzare il tutto coinvolgendo tanti attori, ognuno nel suo ruolo, a livello di distretto, Paese e oggi anche globo. Un modello di business nato in rete, collegando i vari nodi che aggiungono, tutti per la loro parte, un valore al prodotto e al servizio finale, mettendo a favore dell’insieme le proprie competenze imprenditoriali e manageriali. Qualcosa di molto simile a quello che sono oggi le reti globali del valore di ogni prodotto/servizio e business. Vicino a quello che le grandi corporate stanno ricominciando a fare oggi, smontando un’organizzazione elefantiaca destinata a fare tutto o quasi in casa e aprendosi a centinaia di fornitori, meglio partner, che a livello globale collaborano in network. Tant’è che oggi anche gli aerei e le auto sono progettati e prodotti per ben più del 70% da fornitori esterni. Insomma, una terziarizzazione di competenze e valore, ma soprattutto una vera “collavorazione” tra i vari attori. Guidata, ma per funzionare necessariamente libera, con uno schema organizzativo destrutturato, però solido e facilitante.

"

NON HA PIÙ SENSO

PARLARE DI SETTORI:

NELL’ECONOMIA DI OGGI

SI VENDONO SIGNIFICATI,

SENSI E VALORI

"

Oggi siamo ai tempi dell’industria 4.0 , dove l’idea creativa di qualcuno può, con una stampante 3D, diventare in pochi secondi realtà dall’altra parte del mondo. Allora, dobbiamo capire come il digitale e l’Internet of Things possono diventare l’asse portante di tanti sistemi di business che non hanno più nella piccola dimensione un vincolo, ma anzi, se ben gestito, un vantaggio.

Capire che oggi, tra l’altro, non ha più senso parlare di agricoltura, industria e servizi o di primario, secondario e terziario. Nella nuova economia si vendono significati, sensi e valori che il cliente compra come tali. Non è un caso che tra le giovani generazioni valga più l’accesso del possesso, perché quando serve si acquista il servizio che un’auto dà, non l’auto di per sé.

Detto questo, dobbiamo salvare e trasformare in chiave 4.0 anche le industrie come Ilva ecc. Ma soprattutto dobbiamo avere imprenditori, manager, lavoratori, sindacati, istituzioni, politici e governi capaci di riscrivere il futuro di nuovi business intelligenti, che rifondino tutti questi vecchi settori e categorie mentali in un ibrido intelligente. Una svolta che, prima che digitale, deve essere mentale.

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
LA RIVISTA
Anno XII n 12 dicembre 2017
Copyright © 2017 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media