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Redditi compressi, pensiamo a crescere

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Venerdì, 13 Marzo 2020
Il ministro del lavoro, Nunzia Catalfo (Foto Getty Images)

In Italia abbiamo un problema di diseguaglianza dei redditi o di crescita? A guardare gli ultimi dati sui redditi da lavoro la risposta è indubbia. Basta colpire i soliti noti, pensiamo a crescere, ad allargare la torta o metteremo a rischio la tenuta del sistema. Dal 2008 al 2019, infatti, il prelievo Irpef è aumentato per i redditi medio-alti e sceso per quelli medio-bassi. Tutto questo a causa di un’azione che in termini di prelievo ha dato luogo a un positivo taglio sugli stipendi medio-bassi, ma anche, con l’aumento delle imposte, ad un aumento su quelli medio-alti. 

In particolare, dal 2008 al 2019, il prelievo (Irpef + addizionali) è aumentato per i dirigenti (retribuzione annua lorda media 100 mila euro) e per i quadri (54 mila €), rispettivamente del +2,3 e +2,5%, ed è diminuito per gli impiegati (31 mila €) e gli operai (25 mila €) del -20,7 e -47,95%. L’aliquota media è passata dal 38 al 38,9% per i dirigenti, dal 32,2 al 33% per i quadri, dal 20,9 al 16,6% per gli impiegati e dal 15,7 all’8,2% per gli operai. In questo periodo la forbice tra la retribuzione media annua di un dirigente e quella di un operaio calcolata sul netto si è abbassata da 4,9 volte del 2008 a 4,4 volte del 2019, mentre è restata ferma a 6,7 volte sul lordo.

C’è, quindi, un reale e progressivo impoverimento della “classe media”, cioè di quel ceto produttivo composto da professionisti, manager, insegnanti, impiegati e piccoli imprenditori, che ha costituito storicamente il fulcro della democrazia rappresentativa e della crescita inclusiva. Manageritalia invita, dunque, il Governo a considerare questi dati in vista dell’imminente riforma dell’Irpef per smettere di colpire sempre “i soliti noti”.

Se necessario, oltre a puntare a tagli della spesa e recupero dell’evasione, i soldi vanno presi altrove. La realizzazione di una riforma della fiscalità, e in particolare dei meccanismi di progressione delle aliquote Irpef, deve quindi andare nel segno della semplificazione e della giusta progressività, per rendere il sistema più efficiente, equo e coerente con i principi di solidarietà e di uguaglianza. In questo senso – per tutti, ma soprattutto per chi già paga tanto e troppo – per non andare oltre una soglia già eccessiva serve dare messaggi sul fronte della riduzione della spesa e del recupero dell’evasione e prevedere di reperire eventuali ulteriori risorse non sui redditi da lavoro, ma altrove. Non ci stancheremo mai di dire che non si può far pagare sempre e sempre di più alle stesse categorie. Dobbiamo però soprattutto pensare a innescare e sviluppare una strutturale crescita dell’economia, senza la quale i redditi resteranno sempre al palo o scenderanno. Così facendo, ogni anno si ripresenterà lo spettro di una spesa pubblica difficilmente sostenibile e di una pressione fiscale elevata e concentrata su pochi cittadini, con il rischio di compromettere la tenuta complessiva del welfare state e di mettere a rischio il nostro futuro.

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Anno XV n 4 aprile 2020
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