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Pronti a un salto generazionale?

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Martedì, 02 Aprile 2019
© iStock/monsitj

Fare impresa e innovare guidati dai dati è oggi determinate. Più facile a dirsi che a farsi? Non proprio. I 1.266 dirigenti intervistati su questo tema a inizio gennaio da AstraRicerche per Manageritalia smentiscono tanti luoghi comuni e ci indicano la strada da percorrere. E per l’Italia ci sono buone notizie. La maggioranza dei manager, infatti, afferma chiaramente che l’utilizzo intelligente, profondo e diffuso dei dati è oggi dirompente: diventa un fattore di cambiamento anche per le aziende tradizionali non legate al digitale o all’e-commerce (75%) e può avvantaggiare le medie imprese sulle grandi (62%). Tutti o quasi (89%), tuttavia, sono convinti che per valorizzare e utilizzare i dati in modo vincente in azienda bisogna riuscire a far lavorare in quest’ottica anche i non specialisti. Insomma, c’è bisogno di un salto culturale. Serve una cultura diffusa di gestione e utilizzo dei dati – lo afferma il 94% dei manager intervistati – determinata soprattutto da un cambiamento favorito e spinto dall’alto (88%). 

Quindi, pur considerando che il campione intervistato è rappresentativo dell’universo delle imprese italiane managerializzate, l’utilizzo dei dati diventa un’opportunità o una minaccia a seconda di come lo gestiamo e sono tante le aziende che possono beneficiarne. Gli intervistati sfatano anche alcuni stereotipi. Primo: i dati non sono solo big data, ma anche semplici informazioni rilevanti per il business (88%). Nemmeno i costi sono un ostacolo: molte aziende potrebbero utilizzare i dati in modo più efficiente ed efficace investendo meno di quanto pensano di dover fare (83%). Sette manager su dieci, inoltre, sono convinti che alcune aziende potrebbero cambiare business model attraverso l’utilizzo dei dati, mentre molte potrebbero comunque ottenere grandi vantaggi competitivi con un uso più smart delle informazioni a disposizione. Più della metà nega, invece, che l’utilizzo dei dati sia fondamentale solo per le aziende con una componente digitale rilevante (55%).

Emerge quindi la consapevolezza di una grande sfida e opportunità per le nostre aziende, ma anche la forte sensibilità del management allo sviluppo di processi data driven, una visione coerente delle priorità e il superamento di alcuni luoghi comuni. La domanda di competenze specialistiche è elevata, ma è ancora più importante è sviluppare competenze diffuse, in ogni funzione aziendale e a ogni livello. Si tratta di azioni realizzabili solo con la presenza di manager stabili, focalizzati sul futuro e sullo sviluppo, dotati di risorse adeguate agli obiettivi. Non illudiamoci di ottenere risultati con interventi veloci e limitati o con investimenti dettati solo da incentivi fiscali. Una cosa, però, sia chiara: prima ancora che data driven, oggi per competere le aziende devono essere management driven.

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LA RIVISTA
Anno XIV n 4 aprile 2019
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