BusinessPeople

Oltre le slide

Torna a Progetto manager
Martedì, 07 Ottobre 2014
Matteo Renzi © Getty Images

Un bravo manager messo a capo di un’azienda dagli azionisti per fare un profondo turnaround che le dia futuro deve far intravedere una mission, dargli corpo e sostanza con strategie e piani operativi e cominciare da subito a ottenere i primi risultati. Lo deve fare spesso stravolgendo (licenziando qualcuno, riposizionando tanti ecc.) l’organizzazione iniziale per renderla competitiva. Soprattutto, lo deve fare con una squadra allargata, capace e competente nelle varie aree di business. Oggi l’Italia, l’azienda in cui viviamo (passatemi il parallelo), ha di fatto un leader, il premier Matteo Renzi, ben accolto da buona parte degli azionisti e direi dei suoi stakeholder. Un leader che ha fatto intravedere un sogno, cambiare l’Italia, e qualcosa in termini di strategie (la riforma del sistema di governo, della giustizia, della scuola ecc.). Ma poi – alle iniziali promesse vaghe e da mantenere in tempi brevi, presentate con slide e titoli a effetto – ha fatto seguire poco o nulla, e quel poco che ha realizzato pare lontano anni luce dal sogno.

Oggi, nelle indubbie difficoltà dell’immane turnaround, il nostro manager accusa i troppi che gli remano contro e rilancia il suo piano industriale passando da 100 a mille giorni. Ci può anche stare! Ma almeno parli chiaro. Non tenti di far passare l’immagine di un Paese rinnovato nella politica, ma immobile e conservatore nelle classi dirigenti. Nulla di più falso! Le classi dirigenti, di certo nella loro componente meno salottiera e più sana e produttiva, vogliono e chiedono il cambiamento, come peraltro tanti italiani, ma questo non arriva perché la politica non cambia. Infatti, alcuni cambiamenti che incidono sulla politica, seppure venduti come già fatti, sono al palo: eliminazione delle province, spending review, snellimento e privatizzazione delle troppe aziende pubbliche locali. Il dubbio è che la politica non si sia rinnovata per nulla!

"

RENZI, UN UOMO TROPPO SOLO AL COMANDO E CON UNA SQUADRA ASSAI RISTRETTA

"

Tante, troppe, sono le riforme sbandierate e mai fatte o mal fatte, anche perché discusse al massimo tra pochi intimi. Il premier è un uomo troppo solo al comando, con una squadra ristrettissima. Mancano competenze e dialogo con componenti importanti del Paese. Certo, c’è fretta, ma si deve far bene e comunque poi finisce che non si fa nulla. Allora, il premier dica chiaramente dove stanno questi feroci oppositori al cambiamento: salotti buoni, corporazioni ecc. Perché il dubbio è che li abbia soprattutto in casa, nella politica. E che, per non voler denunciare al Paese le cose come stanno, addossi colpe a tutti fuorché a se stesso e a questa politica come al solito inconcludente.

Se Renzi questo cambiamento lo vuole davvero, chieda l’appoggio degli italiani e lo avrà, come dicono chiaramente i risultati delle recenti elezioni europee e i sondaggi. Dopo di che si proceda, e subito, a snellire il peso della politica nella vita economica e sociale del Paese e ci si adoperi per creare le condizioni perché tornino fiducia e investimenti. Se Del Torchio, lui sì un bravo manager, pare avere finalmente risolto l’annoso problema dell’Alitalia con l’accordo di tanti, perché Renzi non può riuscire a far volare l’Italia insieme agli italiani? Insomma, impari dai bravi manager, anche in Italia ce ne sono tanti, che lavorano sì decidendo, ma anche motivando e “ingaggiando” con risultati, piccoli ma concreti, veri e subito. Perché, oltre le slide deve esserci un piano e un quotidiano e continuo, seppure minimo, avvicinamento agli obiettivi. E nelle prossime slide e nei piani a seguire ci metta anche voci quali evasione, corruzione e mafia. Punti deboli da sempre e minacce insormontabili per essere un Paese normale e capace di crescere.

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
LE OPINIONI
PEOPLE MOVING
LA RIVISTA
Anno XII n 11 novembre 2017
Copyright © 2017 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media