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Nel 2014 (ri)prendiamoci merito e talento

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Sabato, 11 Gennaio 2014

In vista del nuovo anno vorrei rovesciare i luoghi comuni e dirci che dobbiamo smetterla, facendoci gli auguri, di utilizzare auspici che presuppongono un atteggiamento passivo. Io non auguro nulla, ma piuttosto invito a prenderci e prendervi il futuro lottando per la valorizzazione del merito e del talento.

© iStockPhoto.com/GlobalStock

Pensate che c’entri poco con il cambiamento che deve fare il nostro Paese? Vi sbagliate! Tantissimi, forse tutti i nostri mali hanno proprio origine nella poca, per non dire inesistente, importanza che merito e talento hanno nella vita politica, economica e sociale. Eh sì, perché dove questi prevalgono, lo spazio per scappatoie di varia natura è molto ristretto. Partendo dalla vecchia raccomandazione, che non tiene conto del merito e prevede uno scambio, è abbastanza facile arrivare alla corruzione e anche molto oltre. In tutte queste situazioni il danno non è solo quello relativo all’organizzazione e alle persone coinvolte, ma si estende a tutto il sistema, perché affossa e scoraggia chi ha talento. Così nasce un’organizzazione inefficiente che non potrà mai essere costruita in base alle sue necessità e, quindi, alle capacità di chi la compone. E visto che una mano lava l’altra, il virus è contagioso e, di certo, persone prive di capacità, si contornano di loro pari, non certo di “meritevoli geni”, nel caso tollerati solo per creare un diversivo alla regola comune.
Quindi, non raccontiamoci che tutto il mondo è paese. Non è vero, e lo sappiamo bene! Questo ci hanno recentemente confermato quasi 500 manager espatriati intervistati da AstraRicerche per Manageritalia e Kilpatrick Executive Search. Rispetto all’Italia, l’ampissima maggioranza degli intervistati dice che all’estero, nello specifico dove loro lavorano oggi, c’è generalmente più meritocrazia in tutti gli ambiti (86%), è più facile fare carriera per merito e senza avere particolari conoscenze (79%) e che le conoscenze valgono e si usano in relazione al merito e all’esperienza delle persone (79%). Se vi pare poco, aggiungiamoci pure che all’estero è un altro mondo anche per le donne che hanno più possibilità di fare carriera perché vige il merito (68%). E proprio a riprova di quanto sopra, negano che il mito dell’estero come Eden professionale sia tutta una montatura e che i problemi siano alla fine gli stessi dell’Italia (69%). Non è quindi un caso se questi manager sono fuggiti all’estero. Sono fuggiti da un Paese bloccato dal demerito e dall’incapacità di crescere. Altre prove le abbiamo dai giovani, dai ricercatori e dai cervelli di varie specie che scappano e non tornano, e così anche le imprese e gli imprenditori. Non credete, per riferirci a quest’ultimo caso, che burocrazia, tasse eccessive eccetera non siano altro che manifestazioni della mancanza di merito e armi che chi non lo ha usa per combatterlo, rendersi indispensabile e sopravvivere?
Allora, questo è il mio augurio, pardon, incitamento e invito: riprendiamoci il Paese partendo dalla valorizzazione del merito e del talento. E di talento ne abbiamo tutti, basta che venga instradato e coltivato da un sistema che lo premia. In tutto questo hanno tanto da dire e da fare soprattutto i manager. È proprio dal mondo del lavoro che deve ripartire il merito. Da un mondo del lavoro capace di far lavorare le persone insieme e nella massima sinergia, mettendo a fattor comune il diverso talento dei singoli. Per questo abbiamo bisogno di manager eccellenti che sappiano far accadere le cose, facendo crescere i collaboratori, l’attività e l’occupazione. Manager che, forti di una visione, sappiano darle corpo e strategia, obiettivi e persone motivate e formate per poterla raggiugere. Persone valutate sui risultati e, dunque, sul merito e su queste basi retribuite e fatte avanzare.

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