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Meritiamoci un'Italia migliore

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Venerdì, 13 Dicembre 2013

L’Italia può e deve farcela, ma dobbiamo cambiare registro tutti e puntare sul merito e sui migliori. Questo è l’unico modo per risollevare il Paese e aiutare veramente i più deboli. Non si può pensare di risolvere tutto redistribuendo il poco che c’è a favore di chi sta peggio, perché così facendo tra un po’ ci sarà ben poco da redistribuire.

© IStockPhoto.com/Cristian Baitg

Noi manager, come tanti italiani, siamo stanchi di aspettare; diciamo basta allo scempio del Paese e vogliamo riprenderci l’Italia. La legge di Stabilità non va perché chiede nuove tasse, non taglia la spesa pubblica, non combatte evasione e corruzione, non ci fa crescere. Questa politica non serve, perché litigiosa, inconcludente e incurante dell’interesse generale, non sa creare le condizioni per cambiare, innovare e far ripartire il Paese. Questa mentalità non aiuta perché incentrata su pessimismo e declino, non sfrutta le potenzialità che abbiamo per risanarci e rilanciarci sul piano politico, economico e sociale.

Dobbiamo cambiare tanto e tutti. Chiedere alla politica non le risposte, ma la cornice che permetta a ognuno di noi di cercare e trovare la sua risposta. Pretendere una politica meno invasiva, che renda conto di quello che fa e si faccia giudicare su obiettivi e risultati raggiunti. Ripartire da uno Stato più leggero che ridisegni il suo ruolo. Rispettare e valorizzare chi ha sempre fatto il suo dovere lavorando e pagando le tasse e oggi, pensionato, prende solo quello che gli spetta. Superare il capitalismo di relazione e spartizione per una concorrenza vera, libera, sana e solidale, perché capace di far crescere l’intero sistema.

Dobbiamo soprattutto valorizzare chi merita, guadagna e agisce nella legalità perché è un talento da trattenere, motivare e far fruttare e non un cittadino da tartassare, colpevolizzare e allontanare. Nonostante tutto abbiamo anche un’Italia che funziona, che vede in prima fila quelle aziende che, grazie a imprenditori lungimiranti che negli ultimi anni hanno dato sempre più spazio a validi manager, competono, vincono e creano valore aggiunto e ricchezza per tutti. Un’Italia figlia del merito, del valore e del talento di tanti bravi manager che, insieme a imprenditori e altre figure qualificate, possono guidare il Paese verso un futuro di crescita e ricchezza e non di pauperismo e sofferenze.

A riprova che dobbiamo puntare sui più meritevoli per stare meglio tutti, una ricerca del 2008 di Fondazione Rodolfo Debenedetti e London School of Economics dimostra che i manager “eccellenti”, quelli scelti per merito e valutati sui risultati, migliorano la capacità dell’azienda di aumentare le vendite (+14% nell’arco di tre anni rispetto alla media delle aziende considerate), l’occupazione (+24%) e il ritorno sul capitale impiegato (Roce +14%). Emerge anche che guadagnano di più, ma meritandolo con le loro performance, che vanno a favore di tutti. Questi sono i manager veri che servono all’Italia, quelli, e ce ne sono tanti, che fanno funzionare le aziende, non quelli che sono solo amici degli amici, fedeli alla proprietà e/o voluti dalla politica.

Perché se, come dice Enrico Moretti nel libro La nuova geografia del lavoro , «ogni nuovo posto di lavoro ad alto contenuto tecnologico o qualificato che si crea in un territorio produce altri cinque posti» è su questi lavoratori e su quest’economia che dobbiamo puntare. Questo deve essere il futuro della nostra politica economica, delle nostre aziende e dei nostri lavoratori. Per crescere dobbiamo giocare all’attacco, non di certo in difesa e punendo chi ha legittimamente di più. Anzi, è proprio puntando su chi ha più talento e capacità che dobbiamo guardare al futuro. Perché il futuro sia migliore per tutti.

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