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Liberalizzazioni: yes we must!

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Mercoledì, 01 Febbraio 2012

Dopo la manovra Salva Italia, è ora in fase di definizione quella detta Cresci Italia, che ha il suo cavallo di battaglia nelle liberalizzazioni di una serie di settori e professioni. Una manovra che sta incontrando forte opposizione tra i taxisti, ma anche tra farmacisti, distributori di carburanti, notai, edicolanti e nei prossimi mesi dovrebbe riguardare anche banche, assicurazioni, servizi pubblici locali, servizi postali, energia.
Sia chiaro, liberalizzare non è positivo in sé e per sé, ma soprattutto non vuole e non può voler dire arrivare a una deregulation selvaggia e priva di regole. In generale, deve portare ad aumentare la concorrenza a vantaggio dei consumatori e degli operatori più capaci che potrebbero trovare slancio e nuova linfa in un equilibrio più concorrenziale. Deve creare più spazio per i giovani, per chi ha competenze e capacità da mettere in campo in un vero regime di libera concorrenza e un indubbio risparmio per i cittadini e consumatori, che l’Adiconsum stima, a fronte delle liberalizzazioni proposte dal governo Monti, in circa 1.000 euro annui medi a famiglia. È un viatico indispensabile per avere un Paese più moderno e capace di dare opportunità a chi le merita veramente e far sì che ogni settore e operatore metta in campo il meglio di sé per concorrere alla crescita. Insomma, un modo anche questo per ripartire dal merito e andare verso un reale sviluppo a vantaggio di tutti. Alla fine dei conti siamo tutti consumatori e clienti di qualcosa, ma quando ci toccano nel nostro particolare siamo soliti reagire e contrastare ogni innovazione che tocchi lo status quo nel quale ci troviamo, senza valutare a fondo se a noi, come lavoratori, possa portare anche vantaggi. La liberalizzazione è d’altronde in atto da anni anche nel mondo del lavoro dipendente e già oggi, pur permanendo ancora parecchie regole e norme del passato, di fatto abbiamo un lavoro che cambia più volte nell’arco del ciclo di vita degli individui per professionalità, azienda, tipo di contratto ecc. Un lavoro a fronte del quale alcune vecchie tutele non hanno più senso e anzi rischiano di lasciare i singoli nella falsa illusione di avere un posto sicuro che prima o poi viene invece inesorabilmente smentita dai fatti, senza che siano preparati a gestirli. Un lavoro che anche qui si deve basare sempre più sul merito. Certo, dobbiamo accompagnare il cambiamento supportando le persone con incentivi, strumenti e programmi volti ad aiutare e spingere al cambiamento. Ma il mutamento è indispensabile per gli individui e la collettività.
Giorni fa ho preso un taxi a Roma e parlavo con il taxista dei cambiamenti che potrebbero interessarlo evidenziando gli aspetti positivi e il modo per cavalcare il cambiamento. Gli dicevo che, ragionando secondo risultati e merito, potrebbe cercare di personalizzare i suoi servizi e io, contento per questo, darei il suo nome e numero ad altri miei colleghi e conoscenti! E che, in un’ottica di filiera, potrebbe offrire ai suoi clienti abituali anche di accompagnare, in caso di necessità, figli minorenni e anziani, e, accordandosi con alcuni marchi della distribuzione e/o dettaglianti, di ritirare la spesa ecc. O anche che, ragionando in una prospettiva di rete, potrebbe coinvolgere pure alcuni suoi colleghi, garantendo così massima disponibilità del servizio e delle esigenze dei clienti, con le naturali necessità della sua vita privata, con economie di scala e prezzi concorrenziali. Alla fine dei conti, l’ingresso della moderna distribuzione in Italia ha sicuramente portato vantaggi per tutti noi, ha anche spinto tanti commercianti a a trovare nuove modalità per avere un’unicità che garantisse loro un mercato, seppure di nicchia, e diversi oggi hanno un business più competitivo di quello di prima. Certo, molti hanno anche chiuso, hanno sofferto e dovuto cambiare lavoro e vita.
Siamo tutti cittadini, consumatori e lavoratori, dipendenti, autonomi o imprenditori, poco importa. Dobbiamo cercare di trarre i massimi vantaggi da un mercato più concorrenziale dove prevalga chi veramente merita. Ma occorre farlo aiutando chi sopravvive e chi no, a gestire al meglio il futuro. Un futuro che, se ragioniamo in termini di concorrenza e merito, non può che giovare a tutti noi.

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