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Le fake promesse per il voto

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Martedì, 06 Marzo 2018
© iStock/Sadeugra

Il 4 marzo è stato eletto il XVIII Parlamento italiano. L’Italia ha incassato una promozione da parte del Fondo monetario internazionale, che però ci ha messo anche in guardia affinché il voto non freni le riforme. Il rapporto debito pubblico/pil si è attestato ormai sopra il 130% e rischia di limitare le nostre prospettive di crescita di lungo periodo e di minare la nostra credibilità nell’area euro. Le promesse dei partiti in questa campagna elettorale non sembrano assolutamente averne tenuto conto: propongono politiche diverse tra loro, con l’elemento in comune di comportare pesanti effetti sul bilancio pubblico. Per serietà andrebbero esplicitati i costi e le conseguenze dei diversi programmi, ma soprattutto si dovrebbe ragionare nel merito dei temi. Non solo. In questa campagna elettorale, alle proposte si sono preferite le cancellature, per lo più inattuabili. Tutto questo mostra una politica senza un’idea di futuro, mentre invece sarebbe necessario guardare a un nuovo modello di sviluppo per rendere il Paese più competitivo e spingere la crescita. Eppure gli italiani chiedono alla politica di misurarsi con le novità e guidare il cambiamento.
Tutte le formazioni politiche hanno toccato l’importante tema del lavoro. Riportare il lavoro al centro dell’agenda vuole dire cercare anche di risolvere la condizione dei giovani e affrontare il tema del divario generazionale e di un sistema di protezione sociale equamente bilanciato tra giovani e anziani.
Bisogna pensare al futuro del nostro stato sociale e all’aumento dei bisogni sociali legati ai fenomeni di invecchiamento della popolazione, alla flessibilità del mercato del lavoro. Un welfare state che deve andare sempre più nella direzione di un modello integrato pubblico-privato. Però per fare tutto questo bisogna creare sviluppo e crescita e di questo nessuno si è minimamente preoccupato.
Vogliamo esplicitare la volontà di contribuire allo sviluppo del sistema Paese, a partire dallo scambio intergenerazionale di valori che costituiscono il fondamento della convivenza civile. Vogliamo condividere quanto fatto per il bene comune, per una presa di coscienza collettiva del ruolo dei manager, e per avviare un nuovo ruolo della rappresentanza manageriale. La sfiducia nei confronti dei protagonisti della vita politica, economica e sociale corre forte, eppure gli unici dati in controtendenza riguardano le parti sociali: sono quasi le sole a vantare un segno + rispetto allo scorso anno. Mi piacerebbe pensare che viene loro riconosciuto, probabilmente, il contributo fattivo alla crescita del Paese, al miglioramento della competitività delle imprese, all’occupabilità dei lavoratori, alla creazione di posti di lavoro qualificati. Competenze, imprese, lavoro. Su questo dobbiamo sviluppare una serie di azioni in grado di ricostruire il Paese. Adesso, dopo il risultato del voto, serve un’agenda per rafforzare la produttività, l’innovazione, le politiche attive, l’export. Dobbiamo essere consci che per consolidare la risalita italiana saranno decisive le scelte di politica economica post elezioni.

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Anno XIII n 10 ottobre 2018
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