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Le basi per ripartire

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Venerdì, 06 Novembre 2020
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Le criticità del nostro Paese si sono manifestate con grande evidenza a causa della crisi pandemica, ma arrivano da molto lontano, da scelte che da troppi anni hanno sempre privilegiato l’oggi e non il domani. Con le dovute eccezioni di quanti hanno agito le proprie responsabilità nel bene della collettività, sia nella società civile sia tra i servitori dello Stato, molti fino al sacrificio estremo con la perdita della vita.Credo sia opportuna una pubblica assunzione di responsabilità collettiva e individuale da parte delle diverse comunità sociali. A partire dalla mia, quella manageriale, a quelle politica, imprenditoriale, scientifica e accademica, della tecnocrazia, della comunità giudiziaria, della comunicazione, dei saperi e anche dei sindacati. Noi abbiamo dilapidato negli ultimi 50 anni – soprattutto la politica che da decenni si è chiusa nell’angolo del consenso breve – il grande sforzo di rinascita che l’Italia ha compiuto nel dopoguerra, e che ha reso a quel tempo quel piccolo Paese la quinta potenza economica e industriale del mondo. Aveva rilanciato la storia millenaria di un piccolo-grande Paese che più di altri ha contribuito a generare la cultura e la civiltà del mondo occidentale. Quindi, prima di parlare delle scelte che si faranno per rendere il Paese più sostenibile e dare maggiore sicurezza alle prossime generazioni, che finora ci hanno prestato il loro futuro, io credo che sia assolutamente necessario un Patto per il Paese tra tutte le comunità sociali che sono chiamate a prendere delle decisioni. Ciascuna nei limiti delle proprie azioni, dei propri diritti, dei propri doveri, ma con la consapevolezza che le decisioni e le azioni da intraprendere hanno riflessi e impatti su tutti gli altri contesti. Non si può continuare a lavorare per compartimenti stagni.
Dobbiamo, come Paese, esprimere, vivere e agire con un maggiore senso civico, di rispetto verso ogni singolo cittadino che possa poi riconoscersi in una collettività più ampia. Consapevoli che le diversità di genere, di età, di competenze, di razza, di religione, politiche e sociali, sono un valore per orientare le scelte atte a minimizzare o addirittura a eliminare le polarizzazioni. Quindi, trovare convergenze per dare risposte concrete alle attese dei cittadini.
Poi dobbiamo mettere al centro delle decisioni, di tutte le decisioni, le competenze. Queste hanno la possibilità di attivare dei circoli virtuosi nei processi decisionali. In più, diciamo che le competenze fuori dal sistema produttivo possono svolgere un duplice ruolo di raccordo: il primo con la politica, alla quale fornire analisi, scenari, dati, indirizzi e documentazioni.
Queste le basi per ripartire, certo poi puntando sulle aziende più produttive, che innovano e creano lavoro, sul rafforzamento non solo tecnologico delle pmi, sulla trasformazione digitale del Paese, sulle infrastrutture, sulla formazione, sulle politiche attive per il lavoro, sulla sostenibilità a 360 gradi e in ogni ambito economico, ambientale, sanitario, sociale e infrastrutturale. 

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Anno XV n 12 dicembre 2020
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