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La vera task force anticorruzione siano società e business community

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Mercoledì, 18 Giugno 2014
Matteo Renzi © GettyImages

Solo con un forte contrasto della comunità economica e della società potremo sconfiggere per sempre corruzione e malcostume. Un danno sociale ed economico enorme, che paghiamo in termini di competitività, crescita e occupazione. Bene, quindi, la creazione di una task force anticorruzione proposta recentemente dal premier Renzi per l’Expo 2015. Ma per sconfiggere corruzione e malcostume imperanti, la vera task force devono essere, in pianta stabile e in ogni dove, la business community e la società, che devono emarginare chi assume tali comportamenti e creare un ecosistema che non li ammette e premia solo chi agisce secondo legalità. Dobbiamo essere tutti noi e il nostro Sistema Paese.

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TUTTI, IN PRIMIS PARTITI E POLITICA, EMARGINIAMO CHIUNQUE AGISCA FUORI DALLA LEGALITÀ

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La corruzione è infatti un danno enorme in termini economici − distorce la concorrenza e premia i meno efficienti ed efficaci − e di immagine. All’estero siamo visti come un Paese corrotto, come purtroppo ben noto e come confermano i manager italiani che ci vivono e lavorano che – in una recentissima indagine di AstraRicerche per Manageritalia e Kilpatrick – dichiarano a larga maggioranza (66,4%) e senza mezzi termini che l’Italia è etichettata in questo modo.

Dobbiamo, quindi, cambiare registro subito. Smettiamola, in primo luogo, di definire manager personaggi equivoci e capaci solo di trafficare nel torbido. Smettiamola di tollerare che questi personaggi, pur condannanti, siano poi sempre lì nei posti che contano.

Mettiamo, invece, in quei posti manager e professionisti veri, scelti per competenza e valutati sui risultati. E tutti, in primis i partiti e la politica, emarginiamo chi, politico, professionista, imprenditore ecc., agisce fuori dalla legalità. In questo modo, creeremo i presupposti perché la legalità sia costume e prassi, e perché chi viene in contatto con il malaffare possa davvero denunciarlo senza essere certo di essere lui emarginato professionalmente, quando non minacciato rischiando l’incolumità sua e dei suoi cari. Solo così potremmo chiedere e imporre a ogni professionista, della politica, delle istituzioni, dell’economia e della società, di agire secondo legalità, pena la sua rapida e certa emarginazione. Da qui possiamo e dobbiamo ripartire per competere davvero e con i nostri migliori uomini, aziende, organizzazioni e istituzioni. Quelli che prevalgono, vincono gli appalti e le “gare” economiche alle quali ogni giorno tutti noi, aziende, lavoratori ecc., partecipiamo sul mercato globale senza doping, ma solo per capacità e bravura. Solo così si può veramente cambiare registro e crescere a livello sociale ed economico.

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