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L’impresa responsabile e sostenibile

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Giovedì, 05 Gennaio 2017
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Sentiamo sempre più parlare di responsabilità sociale d’impresa in un mondo dove l’agire economico delle aziende ha crescente impatto sulla vita di tutti noi.

Infatti, la crisi degli ultimi dieci anni ha messo in discussione il fatto che gli unici portatori di rischio siano gli azionisti e non anche lavoratori, fornitori e gran parte dei suoi stakeholder, magari non garantiti da scelte di altri. Tutti, quindi, ci rendiamo conto che c’è bisogno di imprese sempre più responsabili.

Un concetto che oggi possiamo declinare e misurare con il termine sostenibilità, facendo riferimento ai comportamenti delle aziende che hanno impatto a livello dell’ambiente, della governance e della società.

E questa sostenibilità è ormai considerata e valutata dagli stessi consumatori quando acquistano. Basti pensare che l’ultimo Global Sustainability Report di Nielsen ci dice che è in forte e progressivo aumento la percentuale di clienti disposti a pagare di più per comperare prodotti e servizi di aziende che si impegnano per avere un positivo impatto sociale e ambientale. Erano il 50% nel 2013, sono passati al 55% nel 2014 e al 66% nel 2015.

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LA CSR

DEVE USCIRE

DALL’EFFETTO “MODA”

E QUESTO È POSSIBILE

SOLO SE L’AZIENDA

VIENE VISSUTA

COME COMMUNITY

"

Un valore, quello della sostenibilità, che è diventato importante anche per il mondo finanziario. Tant’è che in un recente convegno internazionale sul tema, organizzato da Manageritalia a Bologna, ne abbiamo discusso con i manager delle aziende e gli investitori, gli analisti finanziari e le società di rating. Infatti, i parametri della sostenibilità, nelle sue dimensioni ambientale, governance e sociale, sono entrati ormai stabilmente tra i criteri di scelta degli investitori o almeno di una parte di essi. Così come di pari passo l’informazione non finanziaria su questi aspetti è entrata nei bilanci delle imprese, quasi unicamente di quelle più grandi, quotate, o comunque delle imprese che devono accedere a capitali.

In questo concetto di sostenibilità non c’è dubbio che siano prima di tutto gli imprenditori e gli azionisti di controllo ad avere un ruolo determinante. Ma ne ha uno anche il management, e nello specifico tutti i manager ben oltre quelli che si occupano espressamente di Csr. Così come ci ha detto il 77% dei dirigenti che abbiamo intervistato nel 2015 su questo tema.

Ora quello che serve è uscire dall’effetto “moda”. Perché ci sono alcune imprese che questa responsabilità e sostenibilità la usano a fini di immagine e altre invece che la praticano seriamente a favore del proprio territorio. Importante è quindi vedere se il governo d’impresa è orientato alla sostenibilità oppure no. Se l’imprenditore considera l’impresa una sua commodity oppure una community e questo lo si vede anche da come la manda avanti, se nella gestione affianca a manager della famiglia anche qualche bravo dirigente esterno.

Anche qui dobbiamo uscire dai luoghi comuni, perché spesso scopriamo, fuori dall’eco dell’informazione, che proprio il singolo imprenditore reinveste “dividendi” nel sociale, proprio perché è attento alla vita del suo territorio. Mentre le grandi imprese, più globalizzate, ci badano meno.

Allora per guardare avanti e ripartire è necessario che la sostenibilità dell’agire delle imprese diventi un must per tutti. Per gli azionisti, imprenditori o gruppo di controllo, per i manager, per gli stessi dipendenti, per i clienti e per tutti gli stakeholder.

Sarebbe il caso che anche la mano pubblica favorisse questo ruolo incentivando e valorizzando questi comportamenti virtuosi con un ecosistema a misura di quelle imprese che creano veramente sviluppo e, più di altre, hanno ricadute positive sui bilanci economici e sociali di tutto il territorio e dell’intero Paese.

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