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Italiani al lavoro

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Venerdì, 03 Agosto 2018
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L’occupazione in Italia aumenta e la disoccupazione diminuisce. Il tutto avviene non in modo vistoso, ma il trend è quello di una ripresa, pur nelle mille difficoltà nelle quali ci stiamo muovendo.

Tutto questo in un momento dove il lavoro sta cambiando e parecchio. Sta cambiando nei modi e nei tempi, anche perché le aziende stanno ridisegnando la loro organizzazione del lavoro, spinte dalla necessità di competere in un mercato che richiede nuovi modelli di business, quando non addirittura nuovi business, sempre più flessibilità e velocità di risposta. Dove serve il contributo e la partecipazione di tutti, e tutti devono mettersi in gioco, acquisire competenze e avere maggiori responsabilità. Ma gli italiani cosa pensano di questo nuovo lavoro, di queste nuove sfide? Secondo una recente indagine di AstraRicerche per Manageritalia, l’atteggiamento complessivo è positivo, soprattutto se si parla di avere maggiori responsabilità lavorative (65,3%) e di avere un reddito parzialmente legato ai risultati (49,2%). Si accetta positivamente un lavoro come dipendente in misura simile a quello come libero professionista. Allontanarsi da casa per lavoro è percepito con positività da pochi, uno su tre; più gettonato l’andare oltreconfine (40,3%), quasi a dire: se proprio mi devo spostare, faccio un’esperienza all’estero. Sono due le ipotesi di fronte alle quali la maggioranza reagirebbe in modo negativo: perdere il lavoro (62,4%, solo il 16,4% afferma che saprebbe reagire in modo positivo) e avere per un certo periodo una riduzione di reddito (52% negativi, 17% positivi).

Proprio parlando del lavoro preferito abbiamo una conferma della transizione in atto da un vecchio a un nuovo modello, con una tendenziale prevalenza del secondo sul primo. Si preferisce la flessibilità di orario e di luogo, persino il lavorare per obiettivi. Ma ancor più importante è il vissuto verso una maggiore proattività. Qui si aspira a una maggiore necessità di apprendere, di cambiare attività (magari anche nella stessa azienda) e di avere responsabilità. L’idea di cambiare azienda genera tre differenti vissuti: per un terzo l’ideale è stare sempre nella stessa realtà, per un terzo è cambiare spesso e per un terzo la posizione è intermedia.

Insomma, gli italiani si stanno incamminando neppure troppo lentamente verso un nuovo tipo di approccio alla professione. Ma perché questo nuovo lavoro abbia senso e valore per le persone e le aziende, è necessario che chi di dovere si prenda carico di guidare e accompagnare il mutamento. Creando le condizioni per una vera ripresa economica, una vera competitività delle aziende e per dare senso al lavoro delle persone. Insomma, politica, istituzioni, parti sociali, imprenditori e manager. Noi ci siamo, e siamo già pronti e attivi su vari fronti.

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Anno XIII n 12 dicembre 2018
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