BusinessPeople

Ilva: emblema di uno Stato che non sa decidere

Torna a Progetto manager
Martedì, 10 Dicembre 2019
© iStock/powerofforever

L’affaire Ilva rinnova gli amletici dubbi verso uno Stato, quindi un Paese, che non sa decidere e, ancor peggio, rafforza l’idea che da noi sia sempre più impossibile investire, perché non vi è nulla di certo e le regole cambiano continuamente senza alcuna logica razionale. C’è un unico filo conduttore che lega i casi Arcelor Mittal, Alitalia, Whirlpool e Fca-Peugeot: è l’incapacità di decidere e di prendersi le responsabilità del proprio agire. È lo stesso comportamento che collega le decisioni (o gli annunci, spesso provenienti da esponenti del Governo) sulle tasse per le auto aziendali, sulla plastic tax ecc. Tutti sintomi di un evidente scollamento fra politica, economia e vita reale, fra il momento della decisione e le conseguenze che questa provoca nella società civile, nel mondo della produzione, nelle  imprese, nella finanza, nella vita dei cittadini. Un atteggiamento, un modo di fare politica, dal quale traspare una certa superficialità, al limite della deresponsabilizzazione, che può innescare cerchi sempre più larghi di effetti indesiderati e negativi.

Ci troviamo di fronte a una prassi di gestione delle situazioni complesse, ma anche della normale attività politica e legislativa determinante per l’ecosistema del nostro Paese, che è molto lontana da quelle che sono le best practice diffuse e condivise nella business community e tra i manager a livello nazionale e internazionale. Le crisi aziendali non possono essere lasciate irrisolte per tempi lunghissimi, com’è il caso di Alitalia, o affrontate all’interno di quadri regolatori non chiari, come sta avvenendo per l’ex Ilva. Nelle aziende tali comportamenti non sono consentiti e, comunque, sono lontani dalle più normali gestioni manageriali. Un piano industriale, un progetto di un’azienda, si snoda su 4-5 anni per raggiungere l’obiettivo, con una fase di studio accurata per prevederne scenari ed esiti, con finanziamenti certi, con persone competenti dedicate e con comportamenti coerenti da parte di tutti gli stakeholder.

Al contrario la politica, sempre più spesso, decide spinta dall’opinione pubblica, con obiettivi di breve e brevissimo termine, in cui le esigenze contingenti – sovente esigenze di cassa e di consenso – prevalgono sulle finalità di indirizzo politico. La politica ingenera così un clima di incertezza giuridica e normativa nel quale le aziende hanno difficoltà crescente a muoversi e a programmare. In questo contesto non è possibile per nessuno pensare di progettare il futuro. Non lo è per chi fa business, non lo è per la vita delle persone. Economia e società non possono crescere e progredire. Serve e subito un cambio di rotta. Serve che la politica si adoperi per creare le condizioni perché il Paese tutto possa riprendere a progettare il futuro, crescere e prosperare. Noi manager lo chiediamo con forza e siamo sicuri di avere al nostro fianco tutti gli Italiani.

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
LA RIVISTA
Anno XV n 7-8 luglio-agosto 2020
Copyright © 2020 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media