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Il sindacato c'è

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Mercoledì, 06 Dicembre 2017
Susanna Camusso Cgil © Getty Images

Chi pensa che i sindacati siano ormai superati o superflui sbaglia. Rappresentare i lavoratori e interpretarne i bisogni in un’economia globale che marcia spedita verso l’industria 4.0 è quanto mai necessario. A dirlo sono i manager, un campione rappresentativo di mille dirigenti italiani intervistati a novembre da AstraRicerche per Manageritalia.

A sancire la necessità del sindacato sono proprio i tempi che corrono. Secondo i manager, infatti, il contesto è sempre più complesso e difficile. Le sfide, che nel primo caso colgono in senso positivo, hanno a che fare con un lavoro sempre più flessibile, sfidante e incerto, ma poi anche con un’economia imprevedibile e soprattutto con una diminuita forza dell’Italia nel contesto globale. E qui si avverte la mancanza di una guida da parte delle istituzioni e delle politica. C’è anche grande pressione sul fronte del welfare pubblico, previdenza e sanità, che è in ritirata e verso il quale le aspettative restano molto elevate.

Parlando dei sindacati in generale, i manager hanno le idee chiare. Dicono che hanno perso (53,2% molto, 34,6% abbastanza) parte della loro capacità di dare risposte utili ad affrontare i cambiamenti in atto. Affermano però che il Contratto collettivo nazionale di lavoro resta importante, ma va rinnovato. Infatti, negano che non abbia più senso in uno scenario ormai globale (87,1%) e dicono che innovativi e adeguati Ccnl possono dare un vantaggio competitivo valorizzando competenze e qualità professionali (56,1%), possono essere uno strumento per far crescere il sistema (38%), anche per le pmi e i loro lavoratori.

Ancor più parlando del loro sindacato/organizzazione di rappresentanza, i manager non hanno dubbi sulla sua necessità e utilità, anzi. L’ampia maggioranza (87,3%) degli intervistati dice di avere bisogno di essere rappresentata, un bisogno aumentato negli ultimi anni (67,4%).

Le necessità dei manager in ottica futura sono molto elevate e figlie del contesto percepito. Forte è la richiesta di integrare un welfare pubblico calante e di supporti in ambito professionale. Qui su tutto svettano aggiornare le competenze, supporto allo sviluppo e alla transizione professionale e networking. Risposte che già oggi, dicono, hanno in gran parte e solo dalla loro organizzazione professionale. Da ultimo vediamo quale rappresentanza chiedono per se stessi. Una rappresentanza per nulla corporativa, che sia un buon bilanciamento e mix di attività e servizi per la professione, rappresentanza verso politica e istituzioni e ruolo sociale. Non bastano i servizi, non vogliono una difesa corporativa, ma chiedono una rappresentanza che permetta di portare il loro contributo a delineare le linee di sviluppo del Paese a livello economico e sociale a favore di tutti.

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LA RIVISTA
Anno XII n 12 dicembre 2017
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