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Il lavoro non basta crearlo, bisogna pensarlo

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Lunedì, 16 Settembre 2013
Detroit © Getty Images

Ci stiamo affannando a pensare, ipotizzare e tentare tutte le strade possibili per creare lavoro. Ma poi in pratica sembra che nessuno sappia più come e perché il lavoro, ma soprattutto la crescita economica, si crea e si distrugge.

Qualcuno pensa che basti un incentivo e tutto passa. Qualcun altro ritiene che servano leggi su leggi, quasi che crescita e lavoro si creino per decreto. Nessuno ha ben chiaro come oggi le cose siano cambiate, come stiano ancora cambiando e come saranno domani e dopo. Pensiamo di governare il lavoro, cosa mai data in natura, e non sappiamo creare e governare le condizioni che ne sono alla base.

Oggi, anche in Usa, ci sono città e intere aree geografiche che, ancorate a un’economia e a un lavoro di decenni fa, sono al collasso (si pensi alla bancarotta di Detroit, storica culla dell’auto a stelle e strisce). La manifattura è in calo in ogni dove, soprattutto quando non sa più fare innovazione, quella che invece l’ha spinta partendo da zero per tanti anni. La finanza è isolata e fine a se stessa, incapace di dare impulso vitale agli altri settori. Qua e là per il mondo, sempre meno in Italia, ci sono però intere città e aree geografiche che crescono e creano sviluppo, lavoro e ricchezza. La famosa Silicon Valley continua a essere l’economia più dinamica d’America e del mondo. L’ingrediente? Innovazione e conoscenza, veri motori della moderna economia basata non più sulla produzione di beni materiali, ma su quella di innovazione e conoscenza. E oggi ancor più di ieri questa nuova economia vincente tende all’aggregazione geografica. Città e regioni che si popolano di lavoratori qualificati e imprese innovative e ne attirano, come le api sul miele, sempre di più. Perché oggi, ma anche ieri, pensiamo ai nostri distretti o al Rinascimento, il successo di un’azienda non dipende solo dalle qualità sua e dei suoi lavoratori, ma anche dall’ecosistema economico e sociale nel quale è inserita. Questi luoghi diventano uno stimolo e un incubatore ricco di idee e di tutto quanto serve per creare nuove idee e nuovi modi di fare impresa. Insomma, se guardiamo a quello che stiamo facendo noi oggi in Italia non possiamo che concludere che non ci siamo. Ignoriamo e non presidiamo formazione, ricerca, infrastrutture e cultura. Mentre pensiamo che gli incentivi per l’assunzione di giovani, donne siano la panacea per risolvere i nostri problemi di crescita e occupazione. Ma nei fatti nessuno assume nessuno, neppure gratis, perché se non ci sono condizioni, idee e voglia di fare impresa, se non c’è il giusto ecosistema, non servono quelli che devono farla. Giovani, lavoratori qualificati, manager o qualsiasi altro essi siano.

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IL SUCCESSO DI UN'AZIENDA DIPENDE ANCHE DALL'ECOSISTEMA ECONOMICO E SOCIALE IN CUI E' INSERITA

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Ecco allora che fare sindacato e rappresentanza è oggi ancora più indispensabile per mettere l’ecosistema nelle condizioni di preoccuparsi solo di crescere. La recentissima proroga della scadenza del Contratto dirigenti siglata da Manageritalia e Confcommercio spostando tutto alla fine del 2014 va in questo senso. Abbiamo bloccato la parte economica, mantenuto il welfare contrattuale, con minimi aumenti, e riproposto a costo zero i programmi di formazione e di politiche attive a supporto di dirigenti alla ricerca di un nuovo incarico e aziende che vogliono aumentare la competitività e cogliere nuove opportunità.

L’accordo raggiunto è frutto del senso di responsabilità di chi rappresenta aziende e dirigenti del terziario e dimostra che le relazioni sindacali sono un indispensabile e tangibile aiuto ad aziende, lavoratori ed economia per facilitare intelligentemente il loro operato. E, comunque, welfare e workfare contrattuali se ben utilizzati sono validissimi strumenti di remunerazione e supporto alla competitività. Certo serve fare molto di più e questo è il nostro obiettivo, la nostra ragion d’essere. Insomma, se non sappiamo cambiare le logiche che guidano le nostre azioni, sarà impossibile cambiare il Paese. Forse, al rientro dalle ferie, dovremmo ripartire da qui.

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