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Eravamo impegnati, non siamo mai andati via

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Giovedì, 06 Dicembre 2018
Beppe Grillo © Getty Images

Così rispondo al post pubblicato sul suo blog dal “comico” Grillo e dal suo neurologo dal titolo Ode alla borghesia  (siete tornati, dove eravate?). Eravamo impegnati, e lo siamo tutti i giorni. Del resto l’Italia è ancora al settimo posto tra i Paesi più industrializzati del mondo, seconda in Europa dopo la Germania, e il surplus della bilancia commerciale è il terzo più alto dell’Unione Europea. E ciò lo si deve proprio a manager, imprenditori e professionisti eccellenti (parte maggioritaria della «borghesia benpensante») protagonisti con il loro lavoro e le loro idee dello sviluppo dell’economia.

L’Italia è migliore dei suoi politici, attuali e passati. Va oltre le difficoltà, la burocrazia, le leggi inutili, quando non dannose, e le tasse che ci strozzano. La politica non è tutto, e gli Italiani dimostrano sempre di essere migliori dei loro rappresentanti, soprattutto nei momenti di difficoltà. Chi oggi guida il Paese, in rappresentanza del popolo, ha dichiarato guerra alla borghesia chiamando in causa anche «un avvocato del popolo» contro l’élite del Paese. Come se noi non facessimo parte del popolo italiano e la cittadinanza fosse appannaggio dei rappresentati di un solo schieramento politico. Come se non fossimo la parte qualificata della popolazione adulta del Paese. E lo siamo sul piano professionale, economico, ma soprattutto sociale. Infatti, rappresentiamo, tra attivi e in pensione, il 12% dei contribuenti Irpef (quasi tutti dipendenti e pensionati) e versiamo circa il 58% del gettito complessivo, contribuendo a sostenere il welfare sociale di metà della popolazione adulta italiana (e delle loro famiglie), che rappresenta il 45% dei contribuenti e versa solo il 2,82%. 

Quando si parla dell’utilizzo delle tasse dei cittadini ricordiamoci da quali tasche escono. Altro che «pace fiscale», serve una «dura guerra» a ogni forma di evasione dal fisco e dalla partecipazione al bene comune. Certo, non vogliamo sottrarci al nostro dovere costituzionale, e siamo fermamente convinti che occorra intervenire per combattere ogni forma di povertà. Siamo però altrettanto convinti che la povertà vada contrastata dando la possibilità a tutti di avere un lavoro dignitoso che nel tempo possa generare anche contribuenti dignitosi. Eravamo simbolicamente tutti noi a riempire una piazza di Torino per rimarcare che stiamo scaricando sulle future generazioni, nel solco di quanto avviene da alcuni decenni, debiti sempre più rilevanti con lo scopo prioritario di conquistare e mantenere il consenso elettorale. All’Italia servirebbe invece una visione generale del futuro, un progetto organico per cambiare profondamente il Paese. Un progetto al quale noi, gli adulti responsabili, vogliamo e dobbiamo contribuire attivamente. Infatti, chi ha capacità di agire ha anche il dovere di farlo. Credo quindi sia arrivato il momento di agire responsabilmente a livello individuale e collettivo per il bene comune del nostro amato Paese. Quel 12% di italiani era “virtualmente” in piazza proprio per rappresentare la passione per un Paese equo, solidale e sostenibile nel tempo.

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LA RIVISTA
Anno XIII n 12 dicembre 2018
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