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Crisi: ognuno può fare il suo, manager compresi

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Venerdì, 03 Aprile 2020
work © tock/skynesher

Un’indagine fatta nella prima decade di marzo sui nostri manager sull’emergenza coronavirus evidenzia che c’è stato un impatto rilevante (75%), che hanno riorganizzato il lavoro da casa (84%), che sono comunque all’opera e positivi e stanno già pensando a mettere in campo misure espansive (100%).

Non vi sono dubbi, quindi, che l’epidemia di Covid-19 esiga grandi sacrifici collettivi, visti gli effetti disastrosi sull’economia e sul welfare pubblico. Le politiche economiche, finanziarie, sociali e ambientali degli ultimi decenni hanno già evidenziato scarsa visione prospettica. Tuttavia, è dimostrato (molti comportamenti di oggi ne sono la riprova) che le crisi offrono grandi opportunità, penalizzate in tempi normali dalla gestione del consenso a breve per dare risposte ai bisogni immediati. La crisi dovuta al coronavirus ha accelerato un processo recessivo già in atto nel nostro Paese, per di più in uno scenario mondiale di contrazione della crescita. I danni, inevitabili e ancora non quantificabili, vanno a cumularsi con problemi da tempo irrisolti. Non è facile conciliare la limitazione dei contagi e tenere viva l’economia.

Cogliamo però questa occasione per affrontare in modo razionale alcuni nodi cruciali, sviluppando la famosa resilienza che sappiamo essere fondamentale per affrontare le crescenti incertezze del mondo. Il dibattito sulle conseguenze del cambiamento forzato di questi giorni nelle organizzazioni è vivace, anche nella comunità manageriale. Innoviamo prassi e norme per arrivare al lavoro del futuro, organizzato in modo più intelligente grazie alle nuove tecnologie e a una managerialità più diffusa. Le aziende e i lavoratori, in particolare i manager, sono chiamati a partecipare coralmente a quest’evoluzione.

L’epidemia ha portato alla luce cambiamenti che erano già in essere da anni, come lo smartworking, che slega lavoro e produttività dalla presenza fisica. Tante aziende e lavoratori hanno positivamente risposto all’emergenza con quella flessibilità che dobbiamo mettere in campo per tornare a crescere e creare occupazione. Le parti sociali, le associazioni datoriali e sindacali possono dare un contributo determinante. Dobbiamo essere uniti per fronteggiare le difficoltà che potrebbero diventare più serie di quelle attuali e mostrarci all’altezza della situazione.

Superato lo shock iniziale, adesso è il momento di costruire un clima di coesione di fronte ai problemi e ritrovare il senso di comunità per il bene nazionale. È necessario ricreare le condizioni per riprendere l’attività. Gli incentivi all’economia vanno bene, ma con ratio, pianificando e progettando, senza elargire sussidi a pioggia, secondo un collaudato modello propagandistico. L’Italia non deve fermarsi e deve ripartire a qualunque costo. Servono messaggi chiari e forti. L’unione fa la forza e la voglia di sconfiggere il virus deve essere contagiosa. Ognuno può fare il suo, a maggior ragione i manager.

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LA RIVISTA
Anno XV n 5 maggio 2020
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