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Crescere come e dove, questo è il dilemma

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Venerdì, 01 Agosto 2014
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Tutti parliamo del lavoro che non c’è e della disoccupazione. Recentissimo è il monito del Papa che ha detto che senza lavoro non c’è dignità. Tutto vero e “sacrosanto”. Ma per creare e ricreare lavoro dobbiamo crescere. E di questo non ne parliamo proprio. Dobbiamo metterci tutti, pubblico e privato, a valutare come e dove puntare per la crescita futura, senza la quale non ci potrà essere né ripresa dell’occupazione e dei redditi, né rientro del debito. Su questo tema primario non vedo quella stessa fortissima tensione che stiamo mettendo, almeno a parole, sulle riforme. Dobbiamo mettere al centro del dibattito e delle nostre azioni la crescita e soprattutto cosa fare perché questa si verifichi. Dobbiamo valutare a livello economico i nostri punti di forza attuali e potenziali e scegliere su quali settori ad alto valore aggiunto, gli unici che possono creare ricchezza per tutti, puntare. Stato e privati devono in questo muoversi in fortissima sinergia, anche se la mano pubblica deve solo creare le condizioni perché si sviluppi un ecosistema capace di attrarre investimenti e favorire la crescita. Dobbiamo smetterla di finanziare a pioggia tutto e tutti, anche settori e aziende che sono “zombie” in generale e ancor più per un’economia avanzata. Dobbiamo privilegiare quei settori e quelle aziende che già oggi sono vincenti e quelle che potranno esserlo in futuro. Di questi settori e aziende ce ne sono diversi, dobbiamo finanziare settori ad alto valore aggiunto non “zombie” senza futuro valorizziamoli e rafforziamoli. E lo Stato favorisca la sinergia tra i tanti talenti presenti nella Penisola, per evitare la loro fuga in massa, ma soprattutto per attrarne dall’estero. Oggi per stare nel consesso dell’economia globale e agire da protagonisti nelle catene del valore che la compongono servono innovazione e linguaggi organizzativi che solo una forte presenza manageriale nell’economia e nelle aziende possono darci. Allora, poveri come siamo di grandi aziende e di managerialità, dobbiamo favorire crescita e sinergia tra le nostre vincenti multinazionali tascabili, ma soprattutto tra le tante pmi che hanno idee e prodotti/servizi di valore, ma non hanno il management per portarli sui mercati globali. In questo possono e devono giocare un ruolo determinante lo sviluppo delle reti di imprese affidate a bravi manager che sappiano gestire e valorizzare l’unione di più soggetti su aspetti determinanti per competere con successo Questo è il ruolo economico e sociale che i dirigenti e i manager in generale hanno, da sempre e ancor più oggi. Un ruolo determinante per la crescita. Questo è il loro obiettivo, questo sono chiamati a fare nell’interesse dell’azienda, non solo degli imprenditori e/o azionisti, ma anche dei lavoratori e di tutti gli stakeholder. E oggi tocchiamo con mano quanto le azioni delle aziende e di chi le guida, imprenditore e/o manager, ricadano sull’intorno economico e sociale. Un ruolo che vogliamo ci sia sempre più riconosciuto e sia lasciato agire per guidare la crescita della competitività delle aziende, dell’economia e quindi della ricchezza dell’intero Paese. Per abbattere disoccupazione, debito pubblico e questa austerity anche mentale che ci impedisce di pensare in grande e guardare lontano.

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DOBBIAMO FINANZIARE SETTORI AD ALTO VALORE AGGIUNTO
NON "ZOMBIE" SENZA FUTURO

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