BusinessPeople

Coraggio, responsabilità e sostenibilità

Torna a Progetto manager
Martedì, 08 Maggio 2018
© Gettyimages

L’allungamento della vita, che tutte le società più avanzate stanno felicemente vivendo da tempo, richiede di “ampliare” anche il pensiero e le azioni necessarie a gestire una situazione del tutto nuova ed esplosiva. Basta pensare che in Italia l’indice di dipendenza dagli anziani, cioè il peso economico della popolazione non attiva (ultra 64enni) su quella attiva (20-64 anni), è in continua crescita: oggi è di 37 anziani ogni 100 adulti, sarà di 58 nel 2040 e di 65 nel 2050.

Una situazione che va rapportata agli effetti che l’invecchiamento demografico comporta su tanti aspetti della vita economica e socialee dei sistemi di welfare sottesi, per esempio la spesa socio-sanitaria correlata all’età della popolazione. Un trend che rende sempre più complessa la relazione tra le varie generazioni, anche guardando all’allungamento della vita attiva.

Per questo ritengo che si debba guardare a costruire un futuro migliore assumendosi la responsabilità e il coraggio di fare scelte sostenibili nel tempo. Una visione che non ho percepito né nella lunga campagna elettorale, dove non ho ritrovato programmi che alzassero lo sguardo sul futuro del Paese, né nelle confuse trattative per formare un nuovo Governo.

Indubbiamente, il quadro demografico dei prossimi decenni cambierà molti paradigmi che daranno luogo a profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali rispetto alle quali non sarà facile immaginare con quali politiche e azioni ricostruire nuovi equilibri.

È perciò ragionevole ipotizzare che, a parità di condizioni, l’impatto sul pil della spesa sociale e assistenziale diverrà insostenibile. Solo operando tempestivamente su alcune leve macro economiche sarà possibile attenuare l’aggravio del welfare per effetto dell’invecchiamento demografico. Si deve intervenire sulla crescita di alcuni fattori chiave, quale la competitività, la partecipazione al mercato del lavoro, il sostegno all’occupabilità per allungare la vita attiva.

Cosa possiamo fare per contrastare le tendenze in atto e ottenere l’imprescindibile consenso della politica? È possibile immaginare un nuovo modello di rappresentanza della comunità manageriale che dia vita a un movimento che guardi al bene collettivo e che svolga un ruolo propulsore fondamentale. È possibile immaginare un nuovo patto sociale fondato sul merito, sull’inclusione, sull’equità sociale, su una nuova coscienza collettiva.

Vogliamo avviare un dibattito su questi temi per individuare alcune aree di intervento che, grazie alla condivisione e la partecipazione di molti, possano essere declinate in progetti e/o attività di mobilitazione per arrivare ad azioni tra le quali alcune proposte di legge.

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
LA RIVISTA
Anno XIII n 10 ottobre 2018
Copyright © 2018 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media