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Continua la pensioni review

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Venerdì, 04 Dicembre 2015
Pensioni © iStockPhoto.com/AndreyPopov

Anche se la Legge di Stabilità 2016 sembra avere qualche sprazzo di illuminazione, guardandola bene ricade nel solito oscurantismo, verso la parte più produttiva del Paese.

Buone sono, infatti, le misure inserite per favorire la retribuzione variabile riferita ad aumenti di produttività, ancor più quando spingono a sviluppare un lavoro sempre più moderno e attento a produttività e benessere di lavoratori e aziende, anche con diffusione e aumento del welfare. Peccato che si limitino ai soli redditi sino a 50 mila euro lordi annui. Quasi a punire ancora, come sempre, chi in questo Paese ha il torto di avere un reddito medio-alto perché ha una professionalità elevata e perché lo dichiara tutto.

Un ritornello, quello del contrasto verso questa parte del Paese, che si ripropone per l’ennesima volta con il rischio, storicamente una certezza, che si tolga da una parte (la Tasi), per aumentare dall’altra (imposte locali e altro). Imposte e tagli di servizi che nel caso pagheranno sempre i soliti noti. Quegli italiani che pagano le tasse e hanno redditi ben noti al fisco: lavoratori dipendenti e pensionati. Quelli nella fascia retributiva medio-alta che paiono i più “ricchi” del Paese, mentre sono solo quelli più poveri di occasioni di evasione e/o ricchi di onestà.

L’accanimento è poi senza limiti verso quei pensionati che hanno il torto di avere una rendita di poco sopra i 3 mila euro lordi e 2 mila euro netti al mese. Quelli che dal 1998 a oggi hanno già perso tra il 15% e il 20% del loro potere d’acquisto per i vari blocchi dell’indicizzazione del potere d’acquisto e contributi di solidarietà.

Bene, per questi si prevede nella Legge di Stabilità l’ennesima penalizzazione anche per i prossimi tre anni. Ma c’è di più, sempre per chi ha una pensione calcolata con il sistema retributivo sopra i 6 mila euro lordi (circa 4 mila netti) le proposte dell’Inps, contenute nel documento Non per cassa ma per equità , prevedono un aggiustamento attuariale. Insomma un ennesimo taglio sempre su quelle già ampiamente penalizzate. Dimenticando, tra l’altro, che le pensioni retributive sono calcolate con coefficienti di rendimento decrescenti al crescere della retribuzione di riferimento e, quindi, che le pensioni che hanno avuto il maggior rendimento sono quelle di importo più basso e non certo quelle più alte.

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NON SI CAPISCE PERCHÉ

DEBBANO PAGARE COLORO CHE

STORICAMENTE HANNO VERSATO

PIÙ TASSE E CONTRIBUTI

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Intendiamoci, il documento dell’Inps contiene anche tante belle e giuste proposte: rendere meno cara la ricongiunzione dei contributi, per chi ne ha versati in casse diverse; reintrodurre l’integrazione al minimo per far arrivare la pensione a 500 euro anche quando i contributi non bastano; introdurre un reddito minimo per gli over 55 anni che restano senza lavoro.

Quello che non si capisce è perché il loro finanziamento debbano pagarlo i pensionati che hanno storicamente più di tutti versato tasse e contributi, oltre ogni ragionevole proporzionalità. E perché non si debbano invece ricavare da un vero recupero delle somme distratte da evasione, corruzione, sommerso e da quell’araba fenice che va sotto il nome di spending review. Cioè quei “famosi” tagli alla spesa pubblica statale improduttiva, fonte di sprechi e privilegi, che non sono stati mai attuati. Tutto questo seppure autorevoli tecnici chiamati anche dai recenti governi, Cottarelli e Perotti gli ultimi due, abbiano individuato più di una via per recuperare sprechi e somme ingenti.

Insomma, prevale l’idea che la ripresa e l’equità possano venire da un ulteriore impoverimento della classe media e a elevata professionalità e dai pensionati, e non invece da misure capaci di favorire una vera crescita dell’economia e dell’occupazione. Azioni che, oltre alla sconfitta di evasione e corruzione, stanno nel togliere i troppi lacci e lacciuoli a una vera concorrenza e a incentivare, anche solo creando un valido ecosistema, le aziende più capaci di competere e creare valore.

Di fatto, se continuiamo a evadere da tutto questo e da una vera spending review, e a puntare solo su una continua review delle pensioni della classe media e dell’Italia produttiva, non cresceremo mai più.

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Anno XII n 12 dicembre 2017
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