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Bando al populismo, si affrontino i problemi dell’economia

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Martedì, 10 Settembre 2019
© Getty Images

Un governo che affronti subito i temi economici e la legge di bilancio. È quello che i manager italiani chiedono con Cida, la confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità, alla politica. È stato fatto con un comunicato del presidente Cida, Mario Mantovani, all’indomani della formalizzazione della crisi dell’esecutivo giallo-verde, con le dimissioni del premier Giuseppe Conte e l’avvio delle consultazioni da parte del presidente della Repubblica. Noi dirigenti condividiamo le preoccupazioni per l’economia italiana espresse dal presidente del Consiglio, nel suo discorso al Senato, un’economia stretta fra una recessione di portata mondiale e una delicatissima legge di bilancio, in cui il programmato aumento dell’Iva e il livello del debito, impediscono impennate espansive. 

Alla luce dell’apertura della crisi e delle rapide consultazioni avviate dal presidente della Repubblica, confidiamo in Sergio Mattarella e nel senso di responsabilità della politica e dei parlamentari, auspicando un governo che metta subito in agenda i problemi dell’economia e sappia impostare una legge di bilancio in grado di coniugare il pur necessario rigore sul fronte della spesa, con un’azione propulsiva del sistema produttivo. Il tutto mantenendo un dialogo costruttivo con le istituzioni europee e con le parti sociali.

Da chi è chiamato a prendere decisioni che influenzano il lavoro e la vita di altre persone, il richiamo al senso di responsabilità evocato a più riprese dal dimissionario premier Conte non è passato inosservato. Ci sembra doveroso soffermarci a riflettere sulla consapevolezza che deve accompagnare ogni gesto di chi si assume specifici doveri e responsabilità nei confronti dei cittadini e dello Stato. Come ha detto il premier a Palazzo Madama, «chi ha compiti di responsabilità, deve lavorare a soluzioni concrete e sostenibili, senza rincorrere o addirittura sollecitare le reazioni emotive dei cittadini». Questo vale nei luoghi di lavoro e, ancora di più, nelle piazze.

Siamo ancora in tempo per superare ogni dannoso populismo e recuperare una tranquillità e stabilità che, alla luce della messa in sicurezza del debito, di tutto quanto ne consegue e quindi anche della nostra permanenza in Europa, è l’unica che può metterci nelle condizioni di delineare poi le linee guida del nostro futuro. Solo un Paese che ritrovi un buon clima sociale e metta in sicurezza l’emergenza debito può infatti ragionare, dialogare e confrontarsi anche politicamente sul proprio futuro. Un dialogo che, oltre la politica, deve coinvolgere tutti quelli che hanno un ruolo e una responsabilità collettiva e portare a un confronto argomentato, realistico e sereno.

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LA RIVISTA
Anno XIV n 9 settembre 2019
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