Telelavoro. Per svecchiare il mondo del lavoro
Il 90% degli italiani vorrebbe telelavorare, anche se tre su quattro non l’hanno mai fatto. Ma anche i manager ne auspicano una maggiore diffusione perché dicono che il telelavoro aumenta la produttività e diminuisce lo stress (80%), portando vantaggi tangibili per aziende e lavoratori. Questi i risultati di un recentissimo rapporto di Manageritalia presentato a supporto di una proposta di legge per favorire la diffusione del telelavoro. L’indagine sui manager ci dice che nel mondo dei servizi un’azienda su tre (29,5%) utilizza il telelavoro e per i dirigenti questo ha portato a un aumento della produttività (55,7%). Certo rispetto alla situazione nazionale questo universo, aziende medio grandi e managerialmente più avanzate del terziario, mostra un ben maggiore utilizzo di questo strumento. Ma proprio per questo ha ancor più voce in capitolo nel giudicarne pregi e difetti.
I vantaggi per le aziende sono organizzazione più flessibile (84,9%), maggior motivazione e meno stress e quindi più produttività (80,2%). Per i lavoratori i vantaggi sono: meno perdita di tempo per spostamenti (85,8%), più autonomia organizzativa (57,5%) e meno stress (55,2%), più tempo per sé e la famiglia (49,5%), risparmio di denaro (46,7%) e più produttività (35,4%). Gli svantaggi per aziende e dipendenti sono pochi e tutti superabili.
Ma allora perché in Italia il telelavoro non decolla? Perché, dicono tutti i manager intervistati, chi oggi lo utilizza e chi no, fa perdere all’azienda il controllo sui collaboratori (73,7%), non è mai stato incentivato dallo Stato (73,5%), i sindacati lo hanno sempre ignorato se non osteggiato (64,4%), abbiamo infrastrutture tecnologiche ancora poco efficaci, efficienti o troppo costose (62,4%).Per entrambi il telelavoro non va bene per tutte le funzioni e per tutti i ruoli, ma per tante e soprattutto per quelle medio alte. Nell’ordine è ritenuto più funzionale per impiegati (84,1%), quadri (61,7%), dirigenti (45,7%) e molto meno per gli operai (4,5%) e, a livello di aree funzionali, più per Ict (73,5%), amministrazione (59,1%), marketing e comunicazione (55,6%), commerciale/vendite (54,7%), segreteria/centralino/data entry (40,9%).
Per telelavorare di più, si dice, bisognerebbe introdurre sgravi fiscali sul costo del telelavoro (82,5%), promulgare una legge nazionale da inserire nei contratti di lavoro (55,2%), dare incentivi vari da parte dello Stato (52,5%).
Quindi per “fare l’impresa” si deve cambiare e tanto! Ma per i manager migliorare l’organizzazione del lavoro si deve e si può. Così si erano infatti espressi gli oltre 1.000 dirigenti intervistati da Manageritalia nel marzo 2010 auspicando e ritenendo possibile un miglioramento dell’organizzazione del lavoro per migliorare clima e produttività delle aziende (77%). Allora perché non si potrebbe partire dal telelavoro e soprattutto da quello che la sua introduzione comporta? Introdurre il telelavoro, infatti, significa prima di tutto abbracciare una nuova cultura aziendale e organizzativa, che si fonda non sul controllo e sulla gerarchia, ma sulla responsabilità diffusa, il decentramento, l’autonomia e la gestione delle persone su obiettivi e risultati raggiunti e quindi sul tanto abusato, ma pochissimo praticato, merito. Insomma, il telelavoro potrebbe essere il “cavallo di troia” per imprimere un forte cambiamento a un sistema economico e un mondo del lavoro che operano con strumenti di 20 o 30 anni fa in una realtà profondamente mutata. Flessibilità, produttività e merito potrebbero diventare realtà anche grazie a questo. Basta, si fa per dire, crederci e volerlo!
