L’Italia ha bisogno di bravi manager (non di questo Marchionne)
Ho condiviso le critiche che Marchionne ha rivolto al nostro sistema Paese. Condivido la necessità di cambiare in vari campi, specialmente nelle relazioni industriali. Non condivido la volontà di buttare il bambino con l’acqua sporca, cioè di azzerare alcuni indubbi vantaggi del contratto nazionale e un importante sistema di welfare privato ad esso collegato. Ma soprattutto non capisco questo stillicidio di minacce, strategie non dichiarate, incomprensioni volute o meno che, se fossero vere, vedrebbero comunque un forte disinvestimento della Fiat. Non so se quelle di Marchionne siano strategie di comunicazione o verità. Ma se il gruppo Fiat dovesse veramente smobilitare dall’Italia non solo la produzione di alcune vetture a basso valore aggiunto, che comunque dovrebbe essere sostituita con modelli di più elevata gamma e margini, ma anche il centro decisionale dell’azienda, questo sarebbe un danno per la Fiat, per la nostra economia e per tutto il Paese. Pensiamo solo a come auto ecologica, mobilità sostenibile ecc. siano il futuro e portino con sé know how e valore per moltissimi altri campi. E noi oggi, dopo averla sostenuta per tanti anni, lasciamo scappare la Fiat proprio quando può darci una mano a cavalcare il futuro? Questa sarebbe poi la dimostrazione che Marchionne non è un “bravo” manager, piuttosto un manager bravo a sfruttare al meglio le momentanee opportunità dei mercati per produrre profitto, ma incapace di mettere in campo la ricerca manageriale di creatività, innovazione e produttività, l’unica in grado di garantire un futuro all’azienda e all’intorno sociale di riferimento. A lui comunque il beneficio d’inventario di dimostrare con i fatti il contrario.
È proprio da tanti bravi manager che l’Italia può e deve ripartire per dare un futuro alla sua economia, portando sempre più aziende e individui a operare in settori, business, mercati ad alto valore. E di questi manager l’Italia ne ha tanti che affiancano o subentrano agli imprenditori permettendo a molte aziende e territori non solo di reggere alla globalizzazione, ma di rafforzare il loro valore e la loro capacità di competere e sviluppare fatturati su scala globale. Pensiamo alle aziende del cosiddetto “quarto capitalismo” (Luxottica, Autogrill, Geox, Tods ecc.), dove l’inserimento di bravi manager è stato determinante per lo sviluppo degli ultimi anni. Ma pensiamo soprattutto a quelle aziende e a quei manager, che negli ultimi anni sono riusciti a far fronte alla crisi, a competere e crescere nell’economia globale puntando su innovazione e alto valore aggiunto, eventualmente portando all’estero solo la parte di business a più basso valore. Di questi manager l’Italia ha oggi tanto bisogno, così come di capire che senza managerialità non c’è futuro.
