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W la Flat Tax, ʍ il reddito di cittadinanza

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Martedì, 10 Aprile 2018
Tasse © Pixabay

«Quel che deve accadere accadrà, qualunque cosa tu faccia per evitarlo». Così recita un verso di una canzone di Franco Battiato. E il 5 marzo quanto doveva succedere si è compiuto davanti a noi cittadini-elettori, immersi tra lo stordimento e il timore di quel che ci riserva il futuro. Mesi e mesi senza un governo? Un governo di soli populisti? Un governo di unità nazionale? Un semi-governo in vista di una nuova legge elettorale che ci riporti al voto? Si vedrà. Quel che si sa è che si naviga tra opposti schieramenti, perché se da una parte ha vinto in primis il Movimento 5 Stelle con il suo reddito di cittadinanza, che propone una visione dello Stato trionfante e assistenziale (immagine che ha sbancato, non a caso, soprattutto al Sud) dall’altra si è registrato l’exploit della Lega, promotrice – insieme a Forza Italia – della Flat Tax, con la visione di uno Stato che taglia le tasse, sconvolgendo il proprio regime fiscale (e che tanto è piaciuta alle intraprendenti regioni del Nord). 

Resta da dire che, al di là della fattibilità di quest’ultima e delle polemiche di basso profilo sul primo, ovvero sulle file che si sarebbero formate davanti agli sportelli degli enti locali del Meridione all’indomani delle elezioni per farne puntuale richiesta, quella del reddito di cittadinanza rimane una chimera. Perché – come si è ripetuto fino alla nausea, ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire – non tiene conto delle reali risorse e dell’impianto burocratico dello Stato: non ci sono soldi a sufficienza, mentre occorreranno anni prima che i centri per l’impiego e le agenzie si organizzino per mettersi a disposizione di chi cerca lavoro. E il costo di 40 miliardi l’anno calcolati dagli avversari, piuttosto che di 16-19 miliardi stimati dai 5 Stelle, rimangono comunque cifre enormi da sborsare, soprattutto se si considera che, non proponendo una politica industriale di sviluppo di quelle aree, si profila all’orizzonte l’ennesima questione meridionale con intere generazioni del Sud assistite dal Nord.

Inutile girarci intorno: il reddito di cittadinanza – che Beppe Grillo teorizza addirittura come “reddito per diritto di nascita” (per cui la società dovrebbe pagare ogni individuo solo per il fatto di esistere…) – non crea ricchezza, ma status quo. Altra cosa è il welfare, ovvero sostenere chi è in difficoltà, aiutandolo a uscire dall’impasse in cui si trova con politiche attive realmente tali. Così come altra cosa è la Flat Tax, la cui tassazione proporzionale sarà pure socialmente meno equa rispetto all’attuale progressiva, ma libera risorse nelle famiglie e nelle imprese, che possono essere investite in consumi e nelle aziende. Anche perché l’eccessivo peso fiscale sta oggettivamente penalizzando il gettito, visto che disincentiva a produrre e lavorare per evitare una maggiorazione della tassazione, e incoraggia di fatto l’evasione. 

Come dire, all’indomani delle elezioni si può dire che abbiano vinto due idee d’Italia, due visioni della realtà quasi opposte, geograficamente ed economicamente. Almeno in questo, il bipolarismo è servito…

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Anno XIII n 12 dicembre 2018
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