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Un Paese per giovani

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Venerdì, 07 Maggio 2021
© Getty Images

Spero tanto che nel realizzare i buoni propositi contenuti nel Recovery Plan, il governo abbia modo di recuperare una delle assenze più assordanti della recente e passata politica italiana, quella relativa alle politiche giovanili. Questo non solo perché come genitori, parenti o educatori abbiamo a cuore il benessere di figli, nipoti o allievi che ci sono stati affidati, ma perché i giovani sono di tutti, del Paese, anzi – oserei dire – sono “il” Paese. E finché non ci convinceremo che è proprio valorizzando le forze nuove e fresche di una nazione, e facendo loro esprimere ogni potenzialità e prerogativa, alla lunga non ci sarà ripresa che tenga.

Eppure, lungi da me la volontà di voler aggiungere allarme alla tragedia che stiamo vivendo, i dati ci dicono che non solo non abbiamo fatto un buon lavoro fino a oggi, ma addirittura che insieme alle donne, i giovani sono la categoria che potrebbe pagare più cara la crisi. Per questo ho apprezzato, almeno nelle intenzioni, la notizia dell’istituzione di un’Industry Academy che dovrebbe contribuire a recuperare quei 2 milioni di neet , under 29 che né studiano, né si formano, né lavorano, e che stazionano nullafacenti nelle nostre case. L’idea sarebbe quella di provare a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro per aumentare la competitività delle imprese, sostenendo i processi di cambiamento digitali. E ce ne sarebbe bisogno, visto lo scollamento tra esigenze industriali e formazione reale, con migliaia di posti di lavoro che rimangono vacanti per mancanza di personale qualificato. Ma vedremo, se son rose fioriranno.

Se non altro, l’iniziativa va incontro ad almeno una delle direttrici che, secondo gli esperti, sono fondamentali per affrontare una politica per i giovani capace di far fronte alle varie fasi di sviluppo individuale delle nuove generazioni, come le misure di orientamento e sostegno all’istruzione e alla formazione, quelle destinate all’autoimpiego e all’imprenditorialità giovanile, le misure di sostegno all’accesso al mondo del lavoro e alla sicurezza sociale, nonché quelle dedicate alla famiglia e alla questione abitativa. Se non si affronta l’argomento nella sua complessità, si rischia di vanificare ogni qualsiasi sforzo profuso in un’unica direzione.

Aggiungerei, per quanto mi riguarda, che bisogna smetterla di fare della questione giovanile motivo di contrasto generazionale: se si sostengono i giovani si penalizzano gli adulti, e viceversa... Così come dovremmo smetterla di avere un atteggiamento paternalistico della categoria a prescindere, per cominciare ad alzare l’asticella della meritocrazia e della responsabilizzazione del singolo e della sua comunità, in un Paese in cui ormai tutti “tengono famiglia” guarda caso, quasi sempre, a discapito altrui…

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Anno XVI n 10 ottobre 2021
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