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Sulla buona strada

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Lunedì, 31 Maggio 2010

Occorre fare alcune riflessioni sugli ultimi due provvedimenti economici del governo: la legge sul made in Italy e gli incentivi. La prima ha avuto l’effetto di dividere il mondo produttivo. C’è chi denuncia regole troppo rigide per potersi fregiare della definizione “made in Italy” e chi sostiene che solo con queste regole rigide si difende chi produce davvero in Italia. La soluzione non può che essere un ragionevole compromesso tra i due estremi. Anche se, mi rendo conto, è un problema di una difficoltà assoluta. Perché se da una parte occorre certamente tutelare chi compie ogni sforzo per realizzare i propri prodotti utilizzando la creatività, l’ingegno e la fantasia di cui abbondiamo, dall’altra non è possibile penalizzare chi, per la peculiarità delle proprie produzioni, non può che acquistare dall’estero le materie prime che poi trasforma in oggetti di design, abiti o scarpe. Da questo punto di vista tutte le industrie del mobile potrebbero essere insoddisfatte: l’Italia è povera di risorse naturali, tra le quali per l’appunto il legno, e le imprese sono costrette a importarlo allontanando il “diritto” di poter affermare che ciò che esce dalle loro fabbriche è “made in Italy”. Si tratta, in questo caso, di una tipica mediazione politica tra esigenze diverse, ma io credo che se la strada intrapresa è quella giusta, occorra anche approfondire la discussione in modo da trovare una soluzione che avvantaggi non questa o quella industria, ma il Paese intero. Un Paese che - giustamente, lo ripeto - deve difendere i propri prodotti, ai quali spesso può essere applicato un prezzo “premium”, proprio perché percepiti come prodotti italiani.
Lo stesso discorso si applica agli incentivi. La strada è quella giusta, anche se occorre sapere che è una strada corta, che vale per adesso e non può valere per il futuro. E, per adesso, gli incentivi sono giusti. Ma ci sono due nei. Il primo è che il giorno in cui sono stati annunciati è stato anche prosciugato lo stanziamento di 800 milioni di euro destinati alla banda larga (e un Paese che non investe in banda larga ipoteca il proprio futuro). Il secondo è che 300 milioni di incentivi sono una goccia nel mare. Non sposta i termini del problema, che consiste nella domanda interna che langue. In attesa che la ripresa possa permetterci di aumentare il livello di spesa delle famiglie, sarebbe necessario stanziare molti più fondi per non far sembrare il provvedimento un tentativo di aiutare a sopravvivere le industrie invece di rilanciarle. Per farlo non c’è altra strada, oltre alla lotta all’evasione fiscale, che quella di una riduzione drastica, definitiva e decisa degli sprechi di denaro pubblico. A iniziare dall’abolizione delle province, degli enti inutili, delle “mance e mancette” distribuite agli amici degli amici. Senza una decisa svolta verso questa direzione qualsiasi intervento pubblico, necessario, sarà viziato dall’esiguità delle risorse disponibili. Il nostro Paese merita di più.

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