BusinessPeople

Se un marziano...

Torna a L'editoriale
Giovedì, 08 Luglio 2010

Se un marziano, o anche semplicemente un politico inglese, arrivasse in Italia e leggesse i giornali degli ultimi due mesi avrebbe la rappresentazione plastica del caos. Poi vedrebbe che l’Italia si contorce nella peggiore crisi economica degli ultimi 50 anni e non saprebbe come mettere in relazione le due cose.
Come è possibile che nel momento in cui occorre la maggiore unità di intenti tra le forze politiche, la maggiore serietà, la maggiore risolutezza nel risolvere i problemi, le forze politiche, che dovrebbero infondere fiducia e coraggio tra gli imprenditori e tra i cittadini, trascorrano il loro tempo a farsi la guerra su minuzie del tutto secondarie?
Chi sa rispondere a questa domanda è pregato di farsi avanti.
Uno dei problemi più gravi che abbiamo di fronte agli occhi tutti i giorni è lo scollamento non tra i cittadini e la politica, ma tra gli uomini politici e la realtà. A prima vista sembra che l’unico che stia facendo qualcosa di utile per l’economia sia il ministro Tremonti. E non solo in virtù delle deleghe che ha in mano, ma in virtù di una chiara visione della situazione e delle strade per uscirne. Ma spesso anche lui è caduto nel tranello degli annunci roboanti («tra due anni la riforma fiscale epocale») e delle promesse che non possono essere mantenute («non ci sarà più l’assalto alla diligenza della Finanziaria»).
E, invece, proprio la Finanziaria ha fatto venire a galla il vecchio vizio dei politici italiani, quello di lavorare “contro” smontando provvedimenti uno a uno (costi della politica, province, tagli alla cultura) e costringendo gli italiani ad assistere a un indecoroso balletto di dichiarazioni, proclami e smentite quotidiane che nulla, ma proprio nulla hanno a che fare con noi.
La manovra ha mostrato il lato peggiore della politica e, una volta approvata, occorre chiedersi se non sia meglio terminare la legislatura con un governo formato da tecnici, che possano, senza il ricatto della popolarità, realizzare quelle due o tre riforme (pensioni e scuola prioritariamente) necessarie al Paese e imporre tagli alla spesa pubblica che, così com’è, l’Italia non si può più permettere.

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
LE OPINIONI
PEOPLE MOVING
LA RIVISTA
Anno XII n 11 novembre 2017
Copyright © 2017 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media