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Se il Mise non sa contare

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Martedì, 10 Settembre 2019
Tavolo al Mise con i fornitori di Mercatone Uno

Qual è la conditio sine qua non se si vuole risolvere un preciso problema? Sapere di avere quel problema... E se anche si avesse contezza di avere un problema, ma non se ne conoscessero i termini precisi, sarebbe difficile (se non improbabile) riuscire a trovare – random o a caso – la soluzione adeguata. 

Ecco la riflessione che mi sorgeva leggendo che non si sa ancora quanti siano di preciso i tavoli di crisi aziendale attualmente aperti presso il Mise. Sì, avete letto bene: il ministero delle Attività produttive non sa dire quanti, e di rimando quali, siano le aziende che avrebbero bisogno di un intervento del governo per tentare di risolvere la propria crisi. C’è chi dice che a gennaio fossero 138, le stime dei sindacati veleggiato intorno ai 158. Ovviamente, il gioco allo scaricabarile è partito in automatico: tutta colpa dei governi precedenti che avrebbero adottato, letteralmente, un «metodo di conteggio lacunoso e contradditorio». Ora, fermo restando che la cosa sia possibile, mi sorprendo a pensare che tipo di scienza politica o statistica occorra vantare per saper contare fino a 160-200 o giù di lì.

Per di più non si tratta solo di una mera questione matematica, perché se non si conosce – bene – la materia, il contesto, il mercato (chiamatelo come volete) in cui operano le imprese in crisi, che genere di soluzione si potrà mai proporre? A occhio e croce, le opzioni possibili sono tre: nessuna soluzione, una soluzione approssimativa oppure una soluzione completamente sbagliata. La quarta opzione – quella della soluzione giusta – a cui qualche anima pura starà pensando, non è contemplabile, perché per azzeccare al buio una soluzione aziendale in un periodo di complessità come il nostro, occorrerebbe avere un ministro e sodali ministeriali che abbiano le capacità di un Guglielmo Tell cieco. E non mi pare proprio che al momento si rasentino tali livelli di maestria… La sostanza della questione è che oltre a perdere tempo stiamo sprecando ingenti risorse: tavoli di lavoro che vanno avanti a oltranza per anni, senza che qualcuno accenni a una soluzione, equivalgono a diverse migliaia di stipendi pagati in tutto o in parte inutilmente, perché trattandosi di aziende in difficoltà procedono al di sotto dei livelli di sostentamento. Così facendo, situazioni che necessiterebbero di interventi tempestivi, si incancreniscono continuando però a drenare risorse pubbliche.

Che dire? C’è da perderci il sonno. Anche se a questo punto una consulenza del tutto gratuita mi sentirei di darla all’erede del ministro Di Maio: perché non cominciare con il dotare ogni funzionario del Mise di una piccola, economica, calcolatrice?

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LA RIVISTA
Anno XIV n 9 settembre 2019
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