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Salvate il soldato Tria

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Venerdì, 03 Maggio 2019
Giovanni Tria © Getty Images

Non passa giorno che non mi chieda perché il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, non si dimetta. Sembra un vaso di coccio tra tre vasi di metallo, come avrebbe detto il Manzoni: non riesce a imporre nulla di sistemico ai tre triumviri al governo, nell’ordine Salvini, Di Maio e (il terzo incomodo) Conte. Così, se ne esce quotidianamente ora con battute di buonsenso, smentite a stretto giro di tweet dal ministro dell’Interno di turno, ora con valutazioni economiche, azzerate in un battibaleno da un post del ministro dello Sviluppo in carica, oppure sostiene ipotesi paleo-sovraniste ma espresse col tono di chi diffida per primo delle sue parole.

La Flat Tax? Va bene, ma deve mantenere la progressività delle aliquote. Dove prendere le risorse? Dal gettito Iva, che lui aumenterebbe ma i partiti sono contrari. Idem per reddito di cittadinanza e quota 100, che ha dovuto ingoiare (avrebbe definito il primo «un provvedimento‑improbabile»), malgrado abbia specificato che «le risorse non si possono inventare». E, difatti, il debito pubblico ha raggiunto trend di crescita stellari... 

L’economia? A suo dire, nei primi mesi del 2019 si vedrebbe già la ripresa; dove la veda non si sa, ma l’uscita fa il paio con lo sfortunatissimo (perché ha dovuto rimangiarselo) «sarà un anno bellissimo» del premier Conte. A volte vien da chiedersi se Tria ci faccia o ci sia, di certo ha perennemente l’espressione di chi sta dove sta, non per fare qualcosa di buono (la flemma che lo accompagna anche nei consessi internazionali è propria di chi si è ormai rassegnato all’inevitabile), ma per impedire agli altri tre di fare di peggio.

Vadano come vadano le elezioni europee, probabilmente il governo terrà almeno ancora per qualche mese (il tempo di dare alla Lega modo di riorganizzarsi, soprattutto nel caso in cui i Cinque Stelle continuino a perdere consensi in massa), tanto da arrivare alla “dolorosa” approvazione del prossimo Documento di Economia e Finanza, la cui gestazione pare già partita col piede sbagliato: i commenti più generosi lo apostrofano come generico e foriero di crescente incertezza. Come se ne sentissimo il bisogno… Ma sono certo che malgrado tutto e a dispetto di tutti, Tria sopravvivrà. Soprattutto perché Salvini e Di Maio hanno un emotivo e psicologico bisogno di lui: lavorare spalla a spalla per avversare unitariamente ogni tentativo di imporre le regole comunitarie come fa Tria, li ha uniti indissolubilmente. Quindi, non sapremo mai come sarebbero andate le cose senza Tria al governo, ma lui di certo ne avrebbe guadagnato in salute e in amor proprio.

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Anno XIV n 12 dicembre 2019
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