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Quello che la politica non deve permettersi di fare

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Lunedì, 04 Aprile 2011

Esistono alcune decisioni che il potere politico non può non prendere. Non lo potrebbe fare anche se quel potere avesse vinto le elezioni con il 90% dei voti. Sono le decisioni sul futuro del Paese, quelle che disegnano la struttura di una nazione come essa sarà tra 10, 15 anni.
Hanno a che fare con l’eredità che il potere politico intende lasciare a chi verrà dopo di lui. Due di queste decisioni, invece, sono state prese e sono la scomparsa dei fondi destinati alla banda larga e il taglio impietoso dei fondi destinati alla cultura. Taglio poi rientrato solo per l’intenso lavorio del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta che non ha impedito le dimissioni del ministro Sandro Bondi. Ma il fatto politico resta. L’errore resta.
Cultura e banda larga sono solo apparentemente cose diverse tra loro, in realtà sono due “oggetti”, chiamiamoli così, molto simili perché sia la cultura che la banda larga sono due infrastrutture di un Paese, due piattaforme che consentono di crescere, di svilupparsi, di competere. Non è forse proprio la mancanza di cultura che fa scivolare il nostro individualismo nel cosiddetto “familismo amorale”? E non è forse la mancanza di cultura a non permettere alle persone di cogliere opportunità, riconoscere i rischi, prevedere nuovi sviluppi anche di business? In fondo l’essere imprenditori è un’attività eminentemente antropologica e non statistica. Solo un malinteso capitalismo di stampo anglosassone può immaginare che la crescita di un’impresa sia il frutto di un ben assortito mix di competenze e calcoli matematici.
Non è così: è innanzitutto la persona che muove il fatturato ed è la cultura che forma le persone. Quando sono stati tagliati i fondi per far crescere questa consapevolezza nel cuore e nelle menti degli italiani, si è implicitamente anche deciso di tagliare la loro capacità di essere pronti ad affrontare le sfide che il mondo globalizzato impone ad ognuno. Senza cultura si resta indietro, non c’è niente da fare. Per la banda larga il discorso è identico e, forse, più comprensibile.
La scomparsa (letteralmente) dei fondi statali destinati al cablaggio delle città italiane provoca l’inevitabile arretramento della competitività delle aziende. E lo disse lo stesso ministero dello Sviluppo Economico a commento della (costosa) consulenza di Francesco Caio sullo stato delle infrastrutture fisiche di telecomunicazione. Da allora sono passati poco più di due anni. Non un cavo in più è stato posato. Questa decisione la politica non ha il diritto di prenderla.

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