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Quando mancano le idee, il vuoto avanza

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Lunedì, 11 Marzo 2019
Reddito-Cittadinanza-Giuseppe-Conte-Luigi-Di-Maio © Getty Images

Confesso di essere molto perplesso. Dopo anni passati a leggere decine di testate ogni giorno per informarmi, per sapere cosa sta succedendo al mio Paese e a me, così come al mondo intero, sono ormai mesi che ogni mattina prima di accendere il mio tablet, provo un leggero brivido di repulsione. Che non mi ferma, ovviamente, ma lo sforzo è indubbio. Questo perché con l’insediarsi del governo gialloverde, mi sono trovato a provare – e con me temo molti altri – un disorientamento continuo. Si credeva che, condivisibile o meno che fosse, le forze elette avessero una visione di cosa andasse fatto nel Paese e perché, con quali risorse e obiettivi. Invece, ci siamo ritrovati con un esecutivo ondivago, soprattutto con politici cinquestelle confusi, esperti in nulla e pronti a tutto. Anche al ridicolo. Avevano promesso l’impossibile sull’Ilva di Taranto, il gasdotto, le trivelle, per non parlare della Tav, a cui potremmo aggiungere anche l’imprevisto ponte di Genova…

Non intendo elencare tutte le magagne, ma il fatto è che alla fine si è scoperto che tali promesse non avevano alcun fondamento economico e strategico, nonché di buonsenso: tant’è che alcune hanno dovuto rimangiarsele, altre sono lì per farlo, a meno di far sborsare alle casse pubbliche (quindi a noi) penali macroscopiche. Questo vuol dire che non avevano studiato i dossier, quelle che un tempo erano le cosiddette “carte”, d’altra parte come avrebbero potuto loro che sono nativi digitali, tutti forum e chat? E non voglio entrare nel merito delle ricadute che avrà un provvedimento come il reddito di cittadinanza su un’indole come quella italiana… Ma una cosa – per quanto scontata sia – ci tengo a dirla, ed è che non si può governare un Paese improvvisando di giorno in giorno, o rimandando i problemi di anno in anno: penso con tremore a cosa dovremo patire con la Finanziaria 2020 per sostenere le spese di quella del 2019. Le condizioni del Paese e internazionali richiederebbero degli statisti, e noi ci ritroviamo con persone la cui capacità di progettare il futuro dell’Italia non va oltre i vari step elettorali. Valutano con un’approssimazione spannometrica quello che può tornargli utile e partono lancia in resta, salvo poi accorgersi di aver dimenticato qualche dato fondamentale per strada… E allora è tutta colpa della stampa cattiva che glielo rinfaccia.

Ma si può? Ditemi, si può aver affidato l’Italia a una simile governance? E la responsabilità non è solo retoricamente degli elettori che li hanno votati, ma anche del vuoto di rappresentatività che si è creato a ogni livello. Dov’è la spinta progettuale degli industriali? Vogliamo parlare dell’ottundimento dei sindacati? Quali alternative propone l’opposizione? Che fine hanno fatto gli intellettuali, a parte i soliti radical chic d’ordinanza? La storia insegna: quando mancano le idee, il vuoto avanza.

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Anno XIV n 9 settembre 2019
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